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OrizzontEnergia

Biogas: La sicurezza antincendio degli impianti di produzione

I principali rischi di incendio ed esplosione negli impianti di biogas: misure di prevenzione e protezione da adottare - Di Gianluca Follini e Guido Zaccarelli

I principali rischi di incendio ed esplosione negli impianti di biogasbiogas
Miscela di gas prodotti in seguito ad un processo di digestione anaerobica di materiale organico di origine vegetale e animale. Alcuni batteri provvedono a decomporre il materiale organico, in ambiente privo di ossigeno, producendo una miscela gassosa formata da metano (50÷70%), anidride carbonica (35÷40%) e tracce di altri gas. Le materie prime utilizzabili sono residui agricoli, zootecnici dell'industria agro-alimentare, acque e fanghi reflui.
: misure di prevenzione e protezione da adottare

di Gianluca Follini* e Guido Zaccarelli**


1. Cos'è un impianto a gas
2. Attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco
3. Normativa tecnica verticale di prevenzione incendi applicabile
4. Principali rischi di incendio ed esplosione di un impianto a biogas
5. Misure di prevenzione e protezione da adottare

Per il suo fabbisogno energetico l’Italia dipende in larga parte dagli idrocarburiidrocarburi
Composti chimici formati da carbonio e idrogeno che costituiscono il petrolio e il gas naturale. Esistono diverse classificazioni degli idrocarburi a seconda dei legami chimici presenti nelle molecole.
, che il nostro Paese deve importare da altre nazioni spesso politicamente instabili a costi che negli ultimi decenni hanno avuto un trend di lungo periodo crescente (trascurando la diminuzione del prezzo del greggiogreggio
Petrolio estratto che non ha ancora subito un processo di raffinazione.
degli ultimi mesi).

Nel tentativo di trovare fonti energetiche a costi inferiori o almeno paragonabili, negli ultimi anni si sono ricercate nuove modalità per la produzione di energiaenergia
Fisicamente parlando, l'energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
, quali gli impianti eolici, gli impianti fotovoltaici, ecc., insomma le cosiddette energie rinnovabilienergie rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell'uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
- il sole
- il vento
- l'acqua
- la geotermia
- le biomasse
. Fra queste si è sviluppato anche il biogas, che è una fonte di energia che deriva da un prodotto largamente disponibile, ovvero i residui organici.

1. Cos’è un impianto a biogas

BiogasI residui organici di partenza sono quasi sempre scarti delle industrie agroalimentari, alimentari o zootecniche, quali scarti di mietitura, scarti alimentari dovuti ad alimenti avariati o scaduti, reflui animali, fanghi di depurazione, ecc. Si stanno diffondendo soprattutto in alcuni paesi le produzioni di biogas mediante piante appositamente coltivate, in analogia alla produzione di alcool da colture apposite, ma questa pratica suscita posizioni controverse per la necessità di utilizzare terreno agricolo altrimenti destinabile all’alimentazione umana, che è un utilizzo considerato superiore.

Attualmente sta assumendo sempre maggiore interesse la digestione anaerobica dei rifiuti urbani. Con il diffondersi della raccolta differenziataraccolta differenziata
Raccolta di rifiuti raggruppati per tipologia (per esempio, carta, vetro, plastica) al fine di riciclarli rendendo più facile lo smaltimento e valorizzando il rifiuto stesso come materia prima. Ogni Comune stabilisce le modalità di raccolta.
, il trattamento dei rifiuti urbani per la produzione di biogas presenta il duplice vantaggio di ridurre la massa di rifiutorifiuto
Secondo quanto definito nel decreto legislativo n.22 del 5 febbraio 1997 il rifiuto è una sostanza o un oggetto di cui il detentore decida o sia obbligato a disfarsi". I rifiuti possono essere classificati in diversi modi, per esmpio in base all'origine oppure in base alla pericolosità.
finale da stoccare e di produrre energia.

In generale, qualunque sia il prodotto di base, la fermentazionefermentazione
Insieme di processi chimici che consistono nella trasformazione dello zucchero contenuto nelle biomasse in etanolo, ad opera di particolari microrganismi.
batterica in assenza di ossigeno (fermentazione anaerobica) produce biogas, che è una miscela di vari gas che contiene un’alta percentuale di metanometano
Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
(CH4). Durante la produzione di biogas il prodotto di base si decompone e come prodotti di scarto si producono biossido di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell'atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell'atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante.
, anidride carbonica, idrogenoidrogeno
Primo elemento della tavola periodica, presente sulla Terra in forma combinata, soprattutto nell'acqua e nei composti organici. Esso è costituito da 3 isotopi: prozio (cioè l'idrogeno propriamente detto) per più del 99.9 %, il deuterio e il trizio. La forma molecolare dell'idrogeno (H2) dà origine ad un gas inodore, incolore, altamente infiammabile e molto più leggero dell'aria (ecco perché lo si trova in bassissime concentrazioni in atmosfera).
e calore.

Il biogas così prodotto viene bruciato o, se di buona qualità, bruciato direttamente (spesso sul posto) nei motori utilizzati per la cogenerazionecogenerazione
Processo di produzione congiunta di energia elettrica e calore utile, in cascata, che può essere impiegato per scopi industriali (calore di processo) o per il teleriscaldamento. La cogenerazione comporta un sensibile risparmio di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità a calore.
di calore ed energia elettricaenergia elettrica
Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all'energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
.

Un tipico impianto per la produzione di biogas prevede le seguenti fasi:

  • Sistema di carico sub stratoRicezione del prodotto di base e suo stoccaggiostoccaggio
    Attività di raccolta e deposito di una determinata risorsa. 
    ;
  • Preparazione delle miscele, che spesso richiede un preriscaldamento ed un’accurata preparazione delle miscele;
  • Fermentazione in digestore (possono esserci anche due digestori in serie);
  • Purificazione del biogas prodotto, con desolforazionedesolforazione
    Processo chimico di trattamento dei fumi di combustione per ridurre gli ossidi di zolfo. Può anche indicare il processo di raffineria con il quale si separa lo zolfo dai prodotti petroliferi.
    , deumidificazione, abbattimento del particolatoparticolato
    Insieme delle sostanze sospese in aria, composto da tutte quelle particelle solide e liquide che si disperdono in atmosfera a causa di fattori naturali (pollini, erosione di rocce, polvere cosmica, ecc..) e di fattori antropici (traffico urbano, emissioni da riscaldamento domestico, fumo di tabacco, centrali termoelettriche, ecc..).
    ;
  • Eventuale stoccaggio del biogas prodotto;
  • CombustioneCombustione
    Processo chimico esotermico (ovvero che comporta sviluppo di calore) in cui il combustibile si combina con l'ossigeno presente nell'aria oppure appositamente separato (comburente). La reazione di combustione avviene previo innesco localizzato (accensione).
    dell’eccesso di biogas mediante torcia di sicurezza;
  • Compressione del biogas;
  • Utilizzo del biogas in loco, spesso mediante cogenerazione: il biogas viene combusto in appositi motori che producono contemporaneamente energia elettrica e calore;
  • Trattamento del prodotto di scarto (digestato), con suo possibile utilizzo in agricoltura.

Nella fase della ricezione e miscelazione, nel caso di alcune matrici di base maleodoranti (rifiuti organici urbani, deiezioni animali, ecc.), possono svilupparsi cattivi odori, così come nel trattamento del digestato, se questo viene utilizzato per il compostaggiocompostaggio
Processo chimico-fisico di ossidazione, che avviene in condizioni controllate, da cui si ottiene il compostcompost
Prodotto biodegradabile ottenuto attraverso la fermentazione aerobica (cioè in presenza di ossigeno) di sostanze organiche ad opera di batteri che si trovano naturalmente in ambiente. Il compost può essere impiegato come fertilizzante o come substrato colturale.
. Esso si svolge in due fasi:  biossidazione (in cui si ha la degradazione di alcune componenti organiche) e maturazione (durante la quale il prodotto si stabilizza), sviluppando una notevole quantità di energia.
. Questo problema sta diventando di attualità perché, ai fini dell’utilizzo come teleriscaldamentoteleriscaldamento
Sistema che consente di distribuire calore presso le utenze, a partire da una centrale di produzione (per esempio centrale di cogonerazione, termovalorizzatore, ecc...). Il calore viene trasportato sotto forma di acqua calda o vapore all'interno di condotti interrati e può servire per riscaldare gli ambienti oppure per produrre acqua calda sanitaria. Nelle abitazioni servite dal teleriscaldamento la caldaia viene sostituita da uno scambiatore di calore, consentendo una diminuzione delle emissioni e un risparmio di combustibile.
del calore prodotto, è conveniente che gli impianti di produzione di biogas siano localizzati vicino ai centri abitati.

Prima della vera e propria fermentazione, le biomasse (masse vegetali) vengono stoccate in appositi silos orizzontali a cielo libero (trincee all'aperto su piattaforme di cemento con tre muri di contenimento), poi vengono compresse con mezzi meccanici, per ridurre gli interstizi di aria e determinare una diminuzione del quantitativo di ossigeno, e per finire vengono protette dall'aria con un telone di materiale plastico isolante che permette l'anaerobiosi e l'inizio del processo di fermentazione.

Successivamente la biomassabiomassa
In generale si identifica con biomassa tutto ciò che ha matrice organica ad eccezione delle plastiche e dei materiali fossili. Come indicato nel decreto legislativo del 29 Dicembre 2003 n. 387, per biomassa si intende " la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonchè la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani ". Ciò che accomuna le diverse tipologie di biomassa è la presenza di carbonio che mette a disposizione un elevato potere calorifico eventualmente sfruttabile per fini energetici.
viene immessa nel digestore
, che viene alimentato in continuo; la fermentazione viene garantita da un costante riscaldamento.

Intercettazione biogasIl digestore naturalmente è un contenitore stagno, dove la fermentazione del materiale accumulato sul fondo permette al biogas prodotto di gorgogliare verso la superficie ed essere raccolto dall’apposito sistema di intercettazione.

Sopra ai digestori e sopra alla vasca di stoccaggio sono posizionate coperture pressostatiche a doppia membrana, a fini protettivi per la membrana gas sottostante.

Il biogas prodotto viene poi mandato alla cogenerazione.

La fase di cogenerazione è la più interessante, perché è quella che consente un ritorno economico da parte dell’impianto. Attualmente l’energia elettrica prodotta è in via generale utilizzata nel medesimo impianto di produzione e parte del calore prodotto è utilizzato per la fase di preriscaldamento della miscela. Tuttavia in prospettiva futura l’idea è l’immissione in rete sia dell’energia elettrica sia del gas o addirittura lo sfruttamento del calore prodotto per il teleriscaldamento.

In una vasca di stoccaggio viene raccolto il digestato residuo, dove la parte solida viene separata da quella liquida.

Il biogas prodotto è composto, a seconda dell’impianto e soprattutto delle materie prime di base, da:

  • Metano (CH4) 50-75% in volume
  • Anidride Carbonica (CO2) 1-10%
  • AzotoAzoto
    Elemento chimico costituente il 78% dell'aria in volume. L'uso commerciale più diffuso dell'azoto è nella produzione di ammoniaca, sostanza costituente dei fertilizzanti. L'azoto liquido è impiegato anche come refrigerante per il trasporto di alimenti.
    (N2) 0,5-3,0%
  • Monossido di carbonio (CO) 0,1%
  • Idrogeno solforatoIdrogeno solforato
    Gas incolore, infiammabile e altamente tossico. Le sorgenti di idrogeno solforato possono essere sia naturali (per esempio emissioni nelle zone vulcaniche, degradazione di proteine animali e vegetali da parte di batteri, ...) che antropiche (numerosi processi industriali tra cui raffinazione del petrolio e produzione di fertilizzanti). Questa sostanza risulta particolare mentre aggressiva anche nei confronti di materiali metallici.
    (H2S) 0,02-0,2%
  • Acqua (H2O)

Si noterà che fra i prodotti dell’impianto sono presenti alcuni gas tossici, il monossido di carbonio e l’idrogeno solforato. Quest’ultimo, inoltre, rende necessario il procedimento di desolforazione del biogas prodotto. Talvolta, in funzione della materia di base, è presente anche ammoniaca, in piccole quantità.

Sistema di depurazione gasLa fase di desolforazione è delicata perché, proprio per favorire la desolforazione, un compressorecompressore
Macchina operatrice che impartisce ad un gas in ingresso (per esempio aria o gas naturale) una certa quantità di moto tale da innalzarne la pressione fino al valore richiesto.
immette continuamente aria all’interno della bolla di gas. Il dosaggio dell’aria immessa deve essere commisurato attentamente alla produzione del gas, in modo da evitare la formazione di una concentrazione di ossigeno tale da produrre rischio di esplosione.

Una delle particolarità più interessanti degli impianti di produzione di biogas è il loro pareggio nel bilancio dell’anidride carbonica, dato che la CO2 prodotta nel processo è esattamente la medesima di quella a suo tempo fissata dalle piante o assunte dagli animali tramite le piante. Inoltre è da sottolineare il vantaggio derivante dalla mancata emissioneemissione
Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell'atmosfera a seguito di processi naturali o antropogenici, che produce direttamente o indirettamente un impatto sull'ambiente.
in atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
del metano prodotto
, che come è noto è un potentissimo gas serra.

2. Attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco

Ai sensi dell’Allegato I del DPR 151/2011, in un impianto per la produzione di biogas possono essere presenti numerose attività soggette al controllo dei VVF, ed in particolare:

  • Attività 1/C: Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano gas infiammabili e/o comburenti con quantità globali in ciclo superiori a 25 Nm3/h;
  • Attività 49 (A o B o C): Impianti di cogenerazione di potenzapotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    complessiva superiore a 25 kWkW
    Unità di misura della potenza equivalente a 1.000 Watt.
    ;
  • Attività 4 (B o C): Depositi di gas infiammabili in serbatoi fissi con capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 0,75 m3;
  • Attività 2/C: Impianti di compressione o di decompressione di gas infiammabili con potenzialità superiore a 50 Nm3/h;
  • Attività 12/A: Depositi e rivendite di liquidi infiammabili e/o combustibili e/o oli lubrificanti, diatermici, di qualsiasi derivazione, di capacità geometrica complessiva superiore a 1 m3 (quando presente);
  • Attività 36 (B o C): Depositi di paglia, fieno, e altri “prodotti affini” con quantitativi superiori a 50 t (quando presente).

Due sono i pericoli principali connessi ad un impianto di produzione di biogas, il primo dato dalla tossicità di alcuni dei gas prodotti, il secondo dato dall’infiammabilità del biogas, dato che sia il metano sia anche alcuni degli altri gas presenti, seppure in minima parte, nel biogas sono estremamente infiammabili e soggetti alla formazione di miscele esplosive.

Un primo suggerimento sulla strada per abbattere il rischio di incendio e di esplosione viene dal fatto che la fermentazione che produce il biogas è anaerobica, ovvero avviene in assenza di ossigeno: e quindi una possibile misura di prevenzione e protezione può essere l’attenta verifica dell’assenza di ossigeno da tutto il processo produttivo, o comunque una sua presenza in quantità tali da non produrre miscele infiammabili.

3. Normativa tecnica verticale di prevenzione incendi applicabile

Non esiste attualmente un'unica normativa tecnica verticale di prevenzione incendi per gli impianti di produzione di biogas, sebbene risulti che al Comitato Centrale Termico Scientifico per la prevenzione incendi istituito presso il Ministero dell’Interno, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, sia in predisposizione una normativa in tal senso.

Sono invece vigenti alcune normative che regolano le varie parti del processo, e precisamente:

  • DM 31/07/1934: “Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione, l’immagazzinamento, l’impiego o la vendita di oli mineralioli minerali
    Idrocarburi ricavati da sostanze minerali (asfalti, bitumi, carboni, ecc) che trovano impiego come oli lubrificanti nei motori, grazie alla loro viscosità.
    e per il trasporto degli oli stessi e s.m.i.” nella parti applicabili, per il sistema di lubrificazione del gruppo di cogenerazione.
  • DM 24/11/1984: "Norme di sicurezza antincendio per il trasporto, la distribuzionedistribuzione
    Attività di trasporto (di elettricità o di gas) agli utilizzatori finali attraverso le reti di distribuzione.
    , l'accumulo e l'utilizzazione del gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un'origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un'alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S).
    con densità non superiore a 0,8" ed in specifico la Parte II sezione 2 relativamente solo ai depositi di accumulo del biogas.
  • DM 10/03/1998 (G.U. n°81 del 07/04/1998): “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”.
  • DM 22/10/2007: “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione di motori a combustione interna accoppiati a macchina generatrice elettrica o a macchina operatrice a servizio di attività civili, industriali, agricole, artigianali, commerciali e di servizi”, per quanto riguarda la cogenerazione.
  • DM 16/04/2008: "Regola tecnica per la progettazione, costruzione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e dei sistemi di distribuzione e di linee dirette del gas naturale con densità non superiore a 0,8", per i sistemi di distribuzione linee biogas e condotte a servizio delle utenze industriali.
  • Norma UNI 9860 relativamente all’adozione di materiali compatibili con l’aggressività del biogas.
  • DM 17/04/2008: “Regola tecnica per la progettazione, collaudo, esercizio e sorveglianza delle opere e dei sistemi di distribuzione e di linee dirette del gas naturale con densità non superiore a 0,8”, ed in specifico al paragrafo 7 installazioni interne delle utenze industriali, in materia di dispositivi di sicurezza per il coordinamento dei livelli di pressione nell’impianto, dei sistemi di distribuzione linee biogas e condotte a servizio delle utenze industriali.
  • DM 13/07/2011 pubblicato sulla G.U. n°169 del 22/07/2011: "Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione di motori a combustione interna accoppiati a macchina generatrice elettrica o ad altra macchina operatrice e di unità di cogenerazione a servizio di attività civili, industriali, agricole, artigianali, commerciali e di servizi", per il sistema di cogenerazione.
  • DM 20/12/2012 pubblicato sulla G.U. n°3 del 04/01/2013: "regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l'incendio installati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi".

Occorre infine citare il D.Lgs. 81/2008, il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento all’Art. 46, comma 4 sul rischio incendio, con il conseguente Paragrafo 4 dell’Allegato IV, ed al Titolo IX in merito al rischio esplosione.

Sono inoltre da tenere presenti le normative ATEX e le norme CEI per quanto riguarda gli impianti elettrici in presenza di atmosfere esplosive.

4. Principali rischi di incendio ed esplosione di un impianto a biogas

Il pericolo d’incendio negli impianti biogas può derivare dalla presenza di materiali solidi combustibili (insilati), dal processo di produzione del biogas e dalla presenza del biogas all’interno degli accumulatori pressostatici, dal gruppo di cogenerazione per la produzione di energia elettrica e recupero del calore, dagli impianti tecnologici, quali impianti elettrici e rete d’adduzioneadduzione
In un impianto elettrico, indica il trasferimento dell'acqua nei pressi della centrale.
e trasporto del biogas.

Le potenziali sorgenti d’innesco di un incendio per gli impianti biogas sono così individuabili:

  • correnti statiche;
  • fulmini;
  • guasti elettrici;
  • presenza di fumatori, nonostante come è ovvio debba essere strettamente osservato il divieto di fumare ed usare fiamme libere;
  • motori a combustione per la movimentazione del materiale;
  • malfunzionamento delle apparecchiature di processo;
  • incauto uso di fiamme libere;
  • dolo.

In un impianto a biogas sono presenti molte aree dove è possibile che si formi una miscela d’aria e delle sostanze infiammabili allo stato gassoso, dei vapori, delle nebbie o delle polveri, in particolare le aree circostanti alle valvole di sovrappressione e l'interno del pozzo di condensa.

La formazione di un'atmosfera esplosiva, seppur rara e di breve durata, è possibile durante l'attivazione dell'impianto, lo svuotamento delle vasche, o conseguentemente ad un malfunzionamento dell´impianto e durante le operazioni di manutenzione.

5. Misure di prevenzione e protezione da adottare

Al fine di eliminare o ridurre i pericoli di incendio dovranno essere tenuti presenti i criteri e le misure tecniche necessarie per la riduzione del rischio, attuando:

a)    misure di prevenzione per ridurre la frequenza (o numero degli eventi);

b)    misure di protezione per contenere i danni;

c)    misure organizzative, informazione e formazione degli addetti al fine di sensibilizzare e dare una adeguata conoscenza del rischio finalizzata al conseguimento di comportamenti virtuosi ed efficienti.

Le misure di tipo tecnico possono essere diverse, dalla conformità alla normativa di tutti i componenti e di tutti gli impianti, alla presenza di un impianto di protezione dalle scariche atmosferiche e di un impianto di messa a terra.

Forse ancora più importanti sono le misure di tipo organizzativo e gestionale, come per esempio:

  • Nell’area e nelle vicinanze dell’impianto biogas non dovranno essere presenti sterpaglie o materiali che possa propagare un eventuale incendio dall’esterno dell’impianto verso l’interno;
  • La concentrazione di metano, nelle aree dove ciò è opportuno, deve essere costantemente monitorata;
  • Dovrà essere imposto (e fatto osservare…!) il divieto di fumare e di utilizzare fiamme libere, in tutte le zone costituenti l’impianto;
  • Dovrà essere predisposto un regolamento interno nel quale verranno indicate le misure di sicurezza da osservare, con particolare riferimento alla circolazione dei mezzi agricoli utilizzati per la movimentazione interna delle scorte; agli interventi manutentivi, sia di tipo ordinario, sia di tipo straordinario, alla pulizia e all’ordine con specifica attenzione alla zona di cogenerazione;
  • Il personale preposto a mansioni all’interno dell’area dell’impianto dovrà essere adeguatamente formato ed informato per le mansioni da svolgere ai fini della sicurezza dagli incendi per i specifici rischi. Un numero adeguato di addetti dovrà frequentare il corso antincendio per il rischio specifico;
  • Dovrà essere istituito un registro dei controlli periodici finalizzato alla sicurezza antincendio (sorveglianza, controlli e manutenzione). Sebbene attualmente, pare per un mero errore del legislatore, il Registro dei controlli che era previsto dall'abrogato DPR 37/98 non sia più obbligatorio, comunque lo si ritiene un indispensabile strumento per una corretta verifica del sistema di gestione della sicurezza antincendio;
  • Dovranno essere mantenuti in perfetta efficienza i sistemi di sicurezza e di protezione, quali: l’arresto d´emergenza, il sistema di sovra-sottopressione, le sondesonde
    Dispositivi atti a misurare una grandezza fisica, che forniscono una risposta sotto forma di segnale elettrico.
    di livello max/min del substrato, le valvole d’intercettazione gas, le sonde di sottopressione delle condotte biogas, le valvole di blocco del substrato, le sonde di misurazione delle pressioni nelle condotte di veicolazione del substrato.

È poi possibile adottare alcune misure di prevenzione e protezione, in particolare relativamente al continuo monitoraggio della pressione massima all’interno della cupola gasometrica, ai materiali utilizzati per la cupola a membrana (di solito poliestere laccato in PCV, antistatica e difficilmente combustibile), all’installazione di opportuni dispositivi di controllo della sovrapressione o sottopressione in vari punti dell’impianto, alla presenza di estintori, idranti, ed idonea segnaletica di sicurezza.


*Geom. Gianluca Follini - Esperto prevenzione incendi (iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui al D.Lgs. 139/2006)

**Dott. Guido Zaccarelli - Studio Tecnico Zaccarelli - Esperto prevenzione incendi (iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui al D.Lg.s 139/2006)

Data: 05/03/2015

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