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OrizzontEnergia

Energia e Sviluppo Sostenibile

Energia e Sviluppo Sostenibile: Energia per tutti (uguale)? Think globally, act locally. Intervista alla Prof.ssa Emanuela Colombo.

"EnergiaEnergia
Fisicamente parlando, l'energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
per tutti (uguale)? Think globally, act locally"

 

Intervista alla Prof.ssa Emanuela Colombo
Delegato del Rettore per la Cooperazione allo Sviluppo
Cattedra Unesco per l’Energia per lo Sviluppo SostenibileSviluppo Sostenibile
Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU.

Dipartimento di Energia - Politecnico di Milano

 

Energia, Ambiente e Sviluppo andrebbero trattati come una questione glocale. L’attuale modello energetico ne tiene conto? Siamo lontani dalla sostenibilità?

Si è no. Nel senso che le profonde interazioni tra Energia, Ambiente e Sviluppo possono essere molto diverse in differenti contesti di riferimento. 

“ Il concetto One solution fits all

non può esistere ”

La questione energetica non presenta un comune denominatore ma chiede di essere affrontata con attenzione alle caratteristiche proprie del contesto socio-economico in studio, includendo ad esempio fattori antropologici specifici.

Raggruppando i paesi in base al reddito pro-capite adottando la classificazione della Banca Mondiale, si possono effettuare varie considerazioni quantitative.

Il legame tra la disponibilità energetica e lo sviluppo socio economico del paese presenta due tendenze differenti.
Per i paesi a basso reddito (o a basso ISU) si conferma la correlazione tra indicatori di sviluppo e indicatori energetici che, pur non comprovando una direzione nel legame di causa-effetto, evidenzia la forza del legame stesso: in Fig. 1 si riporta l’indice di sviluppo umano – ISU (1) correlato all’indice di sviluppo energetico – ISE (2) per i paesi in via di sviluppo (Colombo 2014).

Al crescere del reddito il legame diventa meno evidente e la correlazione si disperde: in Fig. 2 si riporta il consumo di energia primariaenergia primaria
Energia riferita direttamente al combustibile impiegato nelle centrali di produzione elettrica. È definita primaria perché deriva direttamente dallae caratteristiche della fonte, così come si trova in natura, senza trasformazioni in nessun'altra forma.
di un paese rapportato al suo prodotto nazionale lordo dove si evince che a una crescita dei consumi può non corrispondere una ulteriore crescita dello sviluppo socio-economico (ad esempio basti pensare a Europa e Stati Uniti che, data la medesima qualità della vita e ricchezza pro capite, presentano un consumo fortemente differenziato: 3 tep/pro capite per l’Europa e oltre 8 tep/pro capite per gli Stati Uniti).

 

Fig. 1: Correlazione tra ISU e ISE, rappresentazione per paesi

Correlazione tra ISU e ISE, rappresentazione per paesi

 

Fig. 2: Consumo di energia primaria pro capite e prodotto nazionale lordo pro capite, rappresentazione per paesi

Consumo di energia primaria pro-capite e prodotto nazionale lordo pro-capite, rappresentazione per paesi

 

Lo scenario energetico globale non è uniforme e questa considerazione si evince anche estendendo l’analisi a altri indicatori energetici specifici per le varie macro aree aggregate, quali la quota di copertura del fabbisogno di energia primaria con la fonte biomassabiomassa
In generale si identifica con biomassa tutto ciò che ha matrice organica ad eccezione delle plastiche e dei materiali fossili. Come indicato nel decreto legislativo del 29 Dicembre 2003 n. 387, per biomassa si intende " la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonchè la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani ". Ciò che accomuna le diverse tipologie di biomassa è la presenza di carbonio che mette a disposizione un elevato potere calorifico eventualmente sfruttabile per fini energetici.
(includendo la biomassa solida e i rifiuti), la produzione di energia elettricaenergia elettrica
Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all'energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
pro capite, la quota di questa proveniente da fonte fossile e idrica e alcuni indicatori associati all’impatto ambientaleimpatto ambientale
L'insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l'avvio di una determinata attività ha sull'ambiente naturale circostante.
.

 

Tabella 1 - Confronto comparativo tra aree regionali e indicatori energetici di dettaglio

Confronto comparativo tra aree regionali e indicatori energetici di dettaglio

Riferimento World Bank the Little Green Data Book 2014

 

I dati confermano che la questione energetica non presenta un comune denominatore ma chiede di conseguenza, di essere affrontata con attenzione alle caratteristiche proprie del contesto socio-economico in studio, includendo fattori antropologici specifici.

Da un lato infatti la comunità internazionale concorda nel rimarcare che la sfida energetica nei paesi a economia stabile è principalmente legata alla transizione verso un futuro sostenibile, che sappia proporre nel medio lungo periodo alternative concrete alle fonti fossili e che possa nell’immediato proporre soluzioni di transizione per gestire l’attuale sistema energetico in modo sempre più efficiente: contenendo i costi, limitando gli impatti ambientali, controllando la sicurezza degli approvvigionamenti, promuovendo la ricerca scientifica e l’innovazione nel settore e favorendo le implicazioni sociali positive legate ai posti di lavoro e agli indotti economici.

Dall’altro nei paesi a medio reddito, tra i quali si trovano Cina e India, è ben noto che la crescita energetica è stata in questi ultimi anni guidata dalla forte crescita economica e lo sfruttamento di fonti fossili per la produzione di energia elettrica e di materiali da costruzione (acciaio e cemento in primis) non è stato accompagnato da una adeguata politica di controllo ambientale e di sicurezza.

In questi contesti la sfida del futuro riguarda principalmente un richiamo a coniugare le esigenze dello sviluppo nelle tre dimensioni della sostenibilità stessa (con particolare attenzione a quella ambientale e sociale della sicurezza e della dignità del lavoro) e a operare con responsabilità per appianare, ove presenti, le non equità nell’accesso all’energia per le differenti categorie sociali. In questi paesi si assiste infatti a una crescita del divario tra le aree a forte urbanizzazione e industrializzazione e le regioni rurali. Occorre inoltre considerare che alcuni dei paesi emergenti come Cina, Korea, Emirati arabi, Arabia Saudita si stanno ponendo come soggetti investitori in nuove tecnologie, soppiantando, anche sul lato ricerca il comparto dei paesi OECD …

Infine, il sistema energetico dei paesi a basso reddito si presenta inadeguato e non sostenibile. In prima istanza, il sistema energetico di questi paesi, caratterizzato da disponibilità molto limitate, non è in grado di supportare la crescita economica; inoltre, è bene tenere presente che non è sufficiente uno sviluppo tecnologico, spesso “importato”, a supportare la crescita sociale: in questi contesti non hanno oggi accesso all’energia elettrica 1.3 miliardi di persone, 2.7 miliardi usano sistemi tradizionali di cottura a legna [1] dannosi per la salute e l’ambiente (come le “tre pietre”) vivendo con meno di due dollari al giorno.

 

“ Un passaggio essenziale

nel riconoscimento del ruolo dell’energia ”

Con la nuova agenda di sviluppo post-2015, il tema dell’energia è entrato con maggior forza nel paradigma dello sviluppo sostenibile quale elemento essenziale per la promozione di un futuro sostenibile.

Il settimo dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile ormai pronti ad essere lanciati dopo l’estate, è infatti dedicato al tema dell’energia. Goal 7. Ensure access to affordable, reliable, sustainable, and modern energy for all.

 

Think globally, act locally

questa è la mia interpretazione di glocal ”

A livello globale  sarebbe utile condividere delle direttive e delle politiche generali che mirino a promuovere una visione condivisa sul settore energia.

Tali politichesono poi da declinare a livello locale in ambiti attuativi che possono essere tra loro anche molto differenti a seconda dei contesti di riferimento.

In sostanza, una strategia energetica sostenibile deve supportare la crescita economica compatibile nel rispetto del capitale ambientale locale, favorendo altresì una distribuzionedistribuzione
Attività di trasporto (di elettricità o di gas) agli utilizzatori finali attraverso le reti di distribuzione.
delle risorse il più possibile equa ed inclusiva di tutti i soggetti e/o le comunità locali. Precondizione per una buona pianificazione è l’ascolto e la conoscenza approfondita del territorio locale altrimenti la tecnologia rischia di rimane strumento invasivo non percepito come proprio dalle comunità locali e dunque difficilmente accettabile.

 

Come commenta la proposta avanzata alla comunità internazionale dall'ex ministro francese dell'ecologia, Jean-Louis Borloo, di finanziare una sorta di "piano Marshall" per l'elettrificazione dell’Africa?

Quali sono gli interessi in gioco da parte dei Paesi Occidentali? E quanto il mancato accesso all’elettricità sta influenzando i flussi migratori verso l’Europa?

E’ ormai pienamente condivisa dalla comunità internazionale l’opinione che l’energia sia uno strumento essenziale e un diritto strumentale per una crescita socio-economica equa e sostenibile dei paesi e delle comunità.

In Africa negli ultimi 5 anni è stato scoperto il 30% dei giacimenti nel settore Oil and Gas e questo ha aperto e aprirà nuove prospettive. Da una parte l’Africa deve far crescere un suo mercato energetico interno affinché le economie locali possano beneficiare dei ritorni del settore (e non solo investire per l’export). Dall’altra le potenze mondiali (a cominciare dalla Cina) guardano all’Africa come a un bacino di ricchezza per le materie prime energetiche mondiale. Come pensare di trasformare questa ricchezza in un ritorno per l’Africa stessa senza incorrere nel rischio del “Dutch desease” o di un ritorno al neo-colonialimo non è certamente né facile né immediato.

La proposta dell’ex ministro Jean-Louis Borloo è dunque interessante, ma occorre analizzarla con maggior dettaglio, approfondendo, quando e se verrà presentata in una forma più strutturata, alcuni elementi per altro tra loro profondamente interconnessi.

I costi

All’interno delle edizioni 2011 e 2012 del World Energy Outlook la IEA ha pubblicato le previsioni di uno scenario interessante chiamato Energy for all Case.

Questo scenario prevedrebbe al 2030 il raggiungimento dell’accesso universale all’energia elettrica con investimenti da effettuarsi pari a circa 1 trilione di $ da ripartire in quote di circa 49 miliardi di $ all’anno.

Fig. 3: Average annual investment in modern energy access by scenario

Scenario IEA Energy for all Case 2010-2030

Fonte: World Energy Outlook 2011: Excerpt Energy for all – Financing access for the poor

 

Fig. 4: Average annual investment in modern energy access in selected regions, 2011-2030

Scenario IEA Energy for all Case 2011-2030

Fonte: World Energy Outlook 2012: Chapter Measuring progress towards Energy for All

 

Assumendo ragionevolmente che metà della popolazione afflitta dal problema dell’accesso all’energia elettrica viva in Africa, dovremmo parlare di circa 500 milioni di dollari, mentre Borloo fa riferimento a 200 milioni di euro che, rappresentano, anche al di là della contingenza di cambio corrente una cifra inferiore.

Sarebbe dunque interessante capire le ipotesi e gli estremi della proposta, ovvero quanta energia si pensa di erogare per poter considerare raggiunto l’obiettivo di completo accesso all’energia?

 

Fig. 5: Number and share of people
without access to electricity by country, 2012

People without electricity, 2012

Impatto ed equità

Quale sarà l’effetto presunto di questo piano?

Al 2025 dopo 10 anni di investimenti quante saranno ancora le persone senza accesso all’energia? Dove saranno localizzate?

E quale sarà l’impatto sulla popolazione che attualmente non ha accesso all’energia?

 

 

 

 

Fonte: World Energy Outlook 2014:
Special Report Africa Energy Outlook

 

Rifacendosi nuovamente alla IEA, nello scenario più che positivo per la crescita africana (African Century Case), al 2040 continuerà comunque a persistere un significativo divario nella distribuzione delle risorse e oltre 300 milioni di persone continueranno a non avere accesso all’energia elettrica.

Fig. 6: African Century Case

African Century Case IEA

 

Fonte: World Energy Outlook 2014: Special Report Africa Energy Outlook

 

Ed ancora, la proposta di Borloo riguarda soltanto l’estensione della rete nazionale con interventi di tipo strutturale? Oppure prevede anche interventi nelle zone rurali da realizzarsi predisponendo sistemi off grid come mini reti e/o sistemi stand alone (a cui, come sottolinea la IEA nello scenario Energy for All, si dovrebbe affidare oltre il 65% dell’elettrificazione rurale)?

 

I SISTEMI OFF GRID

I sistemi off-grid (stand alone o mini reti) sono sistemi di piccole dimensioni (raramente eccedono il MW) che sfruttano mediante soluzioni ibride le risorse rinnovabili del territorio, si appoggiano spesso sull’economia informale e fanno affidamento sul patrimonio di competenze locali (preesistenti o formate ad hoc) valorizzando spesso i sistemi sociali indigeni.

Progetti di questo tipo, storicamente promossi da organizzazioni non governative, dalla cooperazione o dalle organizzazioni internazionali sono oggi sempre più spesso gestiti anche da molti governi centrali che attraverso le Rural Energy Agency o meccanismi di Community Engagement mirano a raggiungere il cosiddetto ultimo miglio.

Tali progetti, per via delle quantità di energia in gioco, fanno fatica ad entrare significativamente nelle statistiche nazionali, ma l’energia che essi veicolano nelle zone rurali è in grado di cambiare profondamente la qualità della vita per le persone e le famiglie. L’energia diventa un’occasione di crescita (più accesso alle risorse, più energia per i servizi comunitari o per gli usi produttivi) e un volano di sviluppo che altrimenti, in queste zone remote, tarderebbe ad arrivare.

L’iniezione di capitali

Come sottolineato dall'IEA nel WEO2014, l’Africa è un continente ricco di risorse primarie energetiche che deve tuttavia imparare a gestire al meglio, non solo per garantire l’export delle materie che si trasformano indirettamente in flussi di capitale di ritorno, ma anche per sviluppare un mercato interno che induca in modo più diretto uno sviluppo locale equo e durevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per andare oltre i benefici ottenibili nel New Policies Scenario, l’IEA suggerisce tre azioni necessarie:

1. servono investimenti

2. serve una nuova consapevolezza da parte delle istituzioni per una gestione trasparente e ottimale di tali capitali

3. occorrono più sinergie tra gli stessi paesi africani per rafforzare le reti transnazionali e favorire la realizzazione di grandi progetti energetici.

Tutto ciò non può prescindere dallo sviluppo del capitale umano, ovvero di un sistema di capacità locali sia tecniche che manageriali per provvedere alla manutenzione e alla gestione dei sistemi energetici.

E pur non essendo un economista dello sviluppo, ritengo che lo sviluppo del capitale umano sia la condizione sine qua non per raggiungere i risultati di sviluppo auspicati.

La sola iniezione di capitali come leva di sviluppo (financial push paradigm) venne infatti già sperimentata in passato, in altri ambiti rispetto all’energia, ma non condusse ai traguardi sperati bensì portò le comunità internazionali a rivedere le proprie strategie e a teorizzare nuovi modelli di sviluppo (socio-economic paradigm, free market paradigm, governance paradigm).

Consci di questo sarebbe quindi interessante capire meglio come la proposta di Borloo voglia articolarsi ad oggi, dove è pienamente riconosciuta, e il settore energetico non fa eccezione, la necessità di rafforzare tanto la ownership quanto l’empowerment locale. Chi sono i finanziatori? Solo i Governi od anche i privati? Sono previsti trasferimenti di tecnologia e partnership tecnologiche? Vi è un piano di capacity building che supporterà la gestione futura di questi nuovi sistemi energetici?

Va tra l’altro detto che la Banca Mondiale propone meccanismi di finanziamento molto interessanti che potrebbero rappresentare una valida alternativa rispetto alla donazione diretta, si veda ad esempio il Global Partnership on Output-Based Aid (GBOPA) attraverso cui i finanziamenti vengono erogati a fronte di un output reale raggiunto.

 

In pieno Expo2015 il tema della sostenibilità alimentare è al centro dei dibattiti così come la necessità di ribilanciare il benessere mondiale. Secondo il manifesto 'Terra Viva' presentato a Cascina Triulza lo scorso 2 maggio l’agricoltura circolare sarebbe IL mezzo per superare il paradigma dell'economia lineare estrattiva in favore di quella circolare rigenerativa.

Qual è a suo parere il nesso tra povertà nel terzo mondo e globalizzazione? Le multinazionali ad Expo non sono un ossimoro?

 

Seppur non sia un’esperta di biodiversità e di agricoltura, in generale, ritengo vi siano due elementi che a mio avviso vale la pena sottolineare.

 

“ Il primo riguarda il cambiamento profondo dei modelli economici,

che è destinato ad avvenire (e che in parte già stiamo vedendo) ”

La crisi economica, come qualcuno ha anticipato, nonostante le mille difficoltà che porta in un sistema sociale, può diventare occasione di ri-progettualità e opportunità per ripensare al sistema di valori che è e deve essere fondante della nostra società.

Numerosi sono i modelli innovativi che oggi vediamo prendere piede in alcune realtà dei paesi in via di sviluppo per promuovere ad esempio l’accesso all’energia, ma non solo (anche l’accesso a tutte le altre risorse).

Tali modelli si possono poggiare sia su economie informali che non necessariamente si affidano alla moneta come merce di scambioscambio
Scambio tra energia elettrica immessa ed energia elettrica prelevata, nel caso in cui l'immissione e il prelievo avvengono in momenti differenti.
, sia su modelli di tipo profit, come le cooperative e le imprese sociali che nella stessa organizzazione e proposizione del valore aziendale includono temi etici.

Questo tipo di imprenditorialità arriva a mettere insieme due necessità: creare posti di lavoro e coprire alcuni vuoti che l’istituzione (sia governativa che privata, ma di matrice tradizionale) non riesce (o non è interessata) a soddisfare pienamente.

Questo cambiamento non potrà che interessare anche le multinazionali che dovranno rivedere i propri modelli e la proposizione al “cliente” di un valore che nel tempo è cambiato. Pensiamo ad esempio all’ambito ambientale e a quanto l’approccio delle multinazionali rispetto a tali problematiche si sia evoluto rispetto agli anni 80.

A ragion veduta, e pur con qualche eccezione, credo sia auspicabile che le multinazionali si presentino ad EXPO2015 ed in tutti i contesti dove si discute di sviluppo sostenibile (pensiamo al Global Compact) dal momento che tali contesti offrono loro l’occasione per prendere impegni seri e  “dichiararsi” ed al contempo  permettono a noi (i cittadini, la comunità internazionale) di poter vigilare sulle loro attività ricordando l’ordine degli impegni che hanno assunto.

“ Il secondo elemento da mettere in risalto è invece legato

alle posizioni di confine ”

Il nostro mondo è troppo diversificato: le culture, le tradizioni, i sistemi economici e perfino gli ambiti tecnologici non permettono di portarci ad avere posizioni granitiche e lo stesso vale per i bisogni, inclusi quelli alimentari.

Rifacendosi ad esempio al discorso della resa produttiva, degli OGM o del golden rise (per quanto io non sia una esperta), ci sono numerosi esempi e casi studio che dimostrano il successo di queste iniziative in termini di effetti benefici sulla popolazione, così come ve ne sono altrettanti che ne dimostrano l’inefficacia con conseguenze come l’impoverimento dei terreni e perdita della biodiversità.

Ciò a riconferma che la tecnologia e la scienza mettono sì a disposizione dell’umanità nuovi strumenti, ma deve poi essere l’umanità stessa a gestirli ed impiagarli con razionalità: annullarne l’esistenza o promuoverne un uso esclusivo rappresentano quindi le due soluzioni estreme, di confine, e non necessariamente vincenti.

Per questo credo che, alla luce di un mondo che di fatto ha sempre più bisogno di cibo per consentire, soprattutto in alcune sue aree, il raggiungimento di standard di vita dignitosi, la domanda da porsi sia diversa.

Ovvero, come possiamo usare tutte queste “soluzioni” in modo bilanciato e non esclusivo, in maniera combinata con sistemi tradizionali che preservano la biodiversità, in modo differenziato a seconda dei contesti, delle tipicità dei terreni e delle necessità nutrizionali locali?
Tenedo presente il ruolo che l’efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell' impatto ambientale e dei costi associati.
come strumento per ridurre i consumi di energia primaria a parità di beneficio da una parte e i comportamenti dall’altra possono avere nella riduzione degli sprechi.
E infine non dimenticando che, al di là delle posizioni ideologiche, il nostro fine deve essere quello di promuovere la sicurezza alimentare di una popolazione mondiale che è destinata a crescere, riducendo parimenti le iniquità e preservando il pianeta per le generazioni futurefuture
Contratto a termine standardizzato, stipulato all'interno di un mercato regolamentato, in cui chi lo sottoscrive si prende l'obbligo di acquistare o vendere un determinato bene ad una data e prezzo prefissati.
che lo abiteranno.

 


Prof.ssa Emanuela Colombo
Delegato del Rettore per la Cooperazione allo Sviluppo
Cattedra Unesco per l’Energia per lo Sviluppo Sostenibile
Dipartimento di Energia - Politecnico di Milano

 

Intervista a cura di Orizzontenergia.it

 

[1] Nelle zone rurali sono spesso i bambini e le donne ad avere il compito di provvedere all’approvvigionamentoapprovvigionamento
Insieme di attività finalizzate al reperimento dei quantitativi materie prime necessarie allo svolgimento delle attività economico-produttive di un Paese consumatore.
giornaliero di legna. Le conseguenze sociali di questo fenomeno, cui si aggiunge l’analoga esigenza di reperimento del fabbisogno giornaliero di acqua e di cibo, vincolano inevitabilmente le prospettive del paese, limitandone le potenzialità di sviluppo del capitale umano, inteso sia come la singola persona umana e la società nel suo insieme.

Data: 04/06/2015

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