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OrizzontEnergia

Il cambiamento climatico non guarda in faccia a nessuno

Dalle migrazioni al cibo i cambiamenti climatici non guardano in faccia a nessuno. Intervista a Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia WWF Italia.

Dalle migrazioni al cibo, il cambiamento climatico non guarda in faccia a nessuno. Ce ne parla Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energiaenergia
Fisicamente parlando, l'energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
WWFWWF
Organizzazione che promuove la tutela e la conservazione della natura attraverso la preservazione della diversità biologica a livello di geni, specie ed ecosistemi. Il WWF sostiene numerose iniziative a favore della sostenibilità ambientale, contro l'inquinamento e l'uso irrazionale dell'energia e delle risorse, coinvolgendo l'opinione pubblica e volontari di tutto il mondo.
Italia.

 

Nel report “MIGRAZIONI E CAMBIAMENTO CLIMATICO” si afferma che anche il clima che cambia è causa delle migrazioni forzate.

Se messi a confronto con problemi di altro genere, ad esempio questioni politiche, guerre civili o persecuzioni sociali, quanto influiscono gli eventi meteorologici estremi sui fenomeni migratori?

Dal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi.

Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni ci sono soprattutto tempeste e alluvioni. Tra il 2008 e il 2014, secondo IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre), queste hanno rappresentato l’85% della cause, seguite dai terremoti.

In primis va specificato che i dati contenuti nel report si riferiscono all’influenza degli eventi meteorologici estremi rispetto ad altri fenomeni naturali quali ad esempio i terremoti.

SCARICA QUI IL DOSSIER A CURA DI CeSPI, FOCSIV e WWF ITALIA.

Ovviamente l’intento non era quello di fare una classifica bensì di mettere chiaramente in evidenza come il ruolo degli eventi meteorologici estremi, che con il cambiamento climatico aumentano in frequenza e intensità, sia assolutamente preponderante e soprattutto come questo ruolo stia assumendo sempre più importanza quando ci si riferisce ai fenomeni migratori.

Nel rapporto si parla infatti per lo più di concause ambientali dal momento che è veramente molto difficile mettere dei confini.

There is no a planet B

Fatta eccezione per quei casi limite (pensiamo ad esempio alle piccole isole del Pacifico, e in particolare di Kiribati o Tuvalu, i cui cittadini saranno costretti a migrare per non essere sommersi dall’oceano), in moltissimi altri casi i conflitti e le questioni ambientali sono strettamente intrecciati con altri problemi. Molto spesso si tratta di conflitti per le risorse naturali. In seguito a un periodo di grande siccità, per esempio, le risorse idriche diventano molto ambite ed anche la possibilità di deviare dei fiumi per irrigare delle terre piuttosto che altre può creare grossi conflitti.

Ovviamente, l’ambiente, cioè la casa che ci ospita, è una sola e proprio per questo è necessario che anche le concause ambientali vengano riconosciute. Il non riconoscerle vuol dire non prevenirle, non farvi fronte.

 

Nel report si afferma che lo spostamento delle persone che risiedono nelle aree più soggette ai rischi legati ai cambiamenti climatici potrebbe diventare una strategia di adattamento, ma di contro l’International Organization for Migration sottolinea che le persone più povere (che sono anche le più colpite) potrebbero non avere i mezzi per emigrare. Come uscire da questo circolo vizioso?

Secondo gli ultimi scenari dell’IPCC con un aumento delle temperature di 4 gradi, sarebbero a rischio il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche i paesi dell’America Latina e i Caraibi.

I più poveri sono chiaramente i più soggetti a doversi spostare. Ovviamente se posseggo una sola casa ed essa mi viene distrutta è chiaro che devo andare in cerca di una terra che mi ospiti. Ma se si verificassero dei fenomeni di innalzamento del mare molto accentuati anche dei territori europei potrebbero essere a rischio, pensiamo ad esempio ai Paesi Bassi.

Quando pensiamo dunque al legame migrazioni-cambiamento climatico dovremmo entrare nell’ordine di idee che questo ci potrebbe riguardare da vicino.

A poco più di un mese dall’inizio della COP21 sono stati approvati i nuovi Sustainable Development Goals (SDGs), ovvero quella serie di obiettivi di sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU.
che guiderà lo sviluppo equo ed equilibrato del Pianeta fino al 2030.

Il primo obiettivo, quello di porre fine alla povertà, prevede anche la riduzione dell'esposizione e della vulnerabilità dei poveri agli eventi estremi legati al clima.

Il cambiamento climatico se affrontato nel modo giusto dovrebbe diventare un motivo di solidarietà.

Quando si parla di prevenire l’emergenza, oltre che a prevedere degli interventi e quindi dei fondi, si dovrebbe ragionare anche in termini di solidarietà. E’ infatti necessario saper accogliere per essere accolti e l’accoglienza e la solidarietà dovrebbero diventare un leitmotiv.

 

Parlando di Sustainable Development Goals, il secondo obiettivo è quello di porre fine alla fame rendendo i sistemi di produzione alimentare in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. Anche su questo tema il WWF ha realizzato un report: "IL CLIMA NEL PIATTO".

Ce ne parli. Quali sono stati i principali risultati e quali le azioni da intraprendere.

In questo report è stato analizzato il legame tra il cambiamento climatico e la produzione di cibo, ma anche il rapporto di correlazione tra la produzione di cibo e l’aumento delle emissioni, perché il sistema alimentare è la prima causa del cambiamento climatico.

L’agricoltura implica infatti molte pratiche che producono emissioni, prima tra tutte la zootecnia, non da meno la produzione di fertilizzanti, ma anche lo spostamento dei cibi che in mondo globalizzato fanno il giro del mondo, piuttosto che l’uso dell’energia, non sempre rinnovabile.

L’agricoltura globale contribuisce al cambiamento climatico con il 35% delle emissioni di anidride carbonica, metanometano
Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
e protossido di azotoazoto
Elemento chimico costituente il 78% dell'aria in volume. L'uso commerciale più diffuso dell'azoto è nella produzione di ammoniaca, sostanza costituente dei fertilizzanti. L'azoto liquido è impiegato anche come refrigerante per il trasporto di alimenti.
La zootecnia, da sola, contribuisce invece per il 18% a tutte le emissioni di gas serra.

E per fare in modo che da tutto il ciclo del cibo provengano molte meno emissioni è importante spezzare questo circolo vizioso, facendo sì che le produzioni più energivore, oltre che più inquinanti vengano limitate, ma anche assumendo delle abitudini alimentari più sane e rispettose per noi stessi e per la natura.

Un inizio potrebbe ad esempio essere quello di adottare una dieta a basso tenore di carne perché, forse non tutti lo sapranno, ma la nostra bistecca è molto energivora ed altamente impattante sul clima.

Il consumo di carne pro capite è in continuo aumento, dal 1995 è incrementato globalmente del 15% come ricorda il Worldwatch Institute.

E' la Cina il paese leader nel consumo di carne a livello mondiale (nel 2012 ha raggiunto un consumo annuale di 71 milioni di tonnellate, più del doppio di quello degli Stati Uniti).

Anche la dieta europea è notevolmente cambiata nel corso degli ultimi 50 anni e molti di questi cambiamenti sono andati nella direzione di una maggiore assunzione di carne.

Secondo la FAO, in Italia il consumo di carne è aumentato di oltre il 190% dal 1961 (31 kg pro capite l’anno) al 2011, con 90 kg pro capite l’anno. Numeri che fanno riflettere dato che oggi, nonostante si produca nel mondo un quantitativo di cibo più che sufficiente per tutti, soffrono ancora la fame ben 795 milioni di persone, quasi una su nove di cui oltre la metà in Asia.

Più in generale, anche per le ricadute legate al consumo di suolo, l’intera zootecnia andrebbe fortemente ridimensionata.

Nel report abbiamo inserito una serie di consigli, sia di policy, che per tutti noi, perché non dobbiamo dimenticarci che sul clima non possiamo delegare soltanto ai governi, ma occorre agire in prima persona.


IL DECALOGO WWF
PER UN'ALIMENTAZIONE SALVACLIMA

L'INTERO DOSSIER E' SCARICABILE QUI.

Alimentazione sana#1 ACQUISTA PRODOTTI LOCALI
Mangia prodotti freschi, acquista prodotti tipici e sostieni l’economia locale, riduci le emissioni di CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell'atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

limitando i trasporti.

#2 MANGIA PRODOTTI DI STAGIONE
Segui la stagionalità di frutta e verdura ridurrai i costi per te e per il pianeta.

#3 SCEGLI IL PESCE GIUSTO!
Dai priorità alle specie locali, rispetta la regola della taglia minima di vendita e diversifica le tue scelte.

#4 RIDUCI I CONSUMI DI CARNE
Limita le porzioni e il numero di volte in cui la mangi a settimana, consuma quella prodotta con zootecnia tradizionale e biologica e sostituiscila con proteine vegetali, come quelle provenienti dai legumi.

#5 RIDUCI GLI SPRECHI: SE L’HAI ACQUISTATO MANGIALO!
Quasi 1/3 del cibo acquistato finisce nella spazzatura. Oltre alla perdita di denaro, sprecare ha un elevato impatto ambientaleimpatto ambientale
L'insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l'avvio di una determinata attività ha sull'ambiente naturale circostante.
.

#6 PRIVILEGIA I PRODOTTI BIOLOGICI
L’agricoltura biologica si basa sul rispetto dei processi ecologici, delle risorse (in primis suolo e acqua) e della biodiversità, eliminando l’uso di sostanze chimiche di sintesi.

#7 CERCA DI NON ACQUISTARE PRODOTTI CON TROPPI IMBALLAGGI
Scegli merci con meno imballaggi che diventano un rifiutorifiuto
Secondo quanto definito nel decreto legislativo n.22 del 5 febbraio 1997 il rifiuto è una sostanza o un oggetto di cui il detentore decida o sia obbligato a disfarsi". I rifiuti possono essere classificati in diversi modi, per esmpio in base all'origine oppure in base alla pericolosità.
da smaltire con costi elevati a carico dell’ambiente.

#8 CERCA DI EVITARE I CIBI ECCESSIVAMENTE ELABORATI
Questi cibi richiedono molte risorse per essere prodotti e conservati e hanno un impatto elevato sull’ambiente. Contengono inoltre molti zuccheri, sali e grassi che non fanno bene alla tua salute.

#9 BEVI L’ACQUA DEL RUBINETTO
La migliore acqua da bere non si trova necessariamente in una bottiglia: se tuteliamo fiumi, laghi e falde idriche possiamo avere acqua potabile di qualità dai nostri rubinetti di casa.

#10 EVITA SPRECHI ANCHE AI FORNELLI
Oltre a riciclare quello che avanza in cucina, anche l’uso corretto dei fornelli può aiutare a non “bruciare” risorse!


Mariagrazia Midulla
Responsabile clima e energia WWF Italia

 

WWF

 

Intervista a cura di Jennifer Gorla
Orizzontenergia.it

Data: 29/10/2015

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