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OrizzontEnergia

Mobilita' sostenibile: L'Italia bloccata tra previsioni conservative e lentezze normative

Gian Battista Zorzoli ci offre alcune interessanti considerazioni sul futuro della mobilità elettrica in Italia e sulle politiche di incentivazione che il nostro Paese dovrebbe favorire anche per migliorare i livelli di sostenibilità ed inquinamento

Secondo il rapporto della Commissione Europea sull'attuazione delle politiche ambientali negli Stati membri, la causa principale dell’inquinamento urbano in Italia è l’alto livello di motorizzazione nelle città metropolitane e di media dimensione, che è quindi il massimo responsabile delle persistenti violazioni dei requisiti europei per la qualità dell’aria. In particolare si deve al gasoliogasolio
Prodotto derivante dalla distillazione del petrolio greggio. Viene utilizzato soprattutto per alimentare motori Diesel oppure negli impianti di riscaldamento civile. Nei motori Diesel, detti anche ad accensione spontanea, il gasolio viene iniettato nel cilindro dove trova aria molto compressa (anche 40 volte la pressione ambiante). Per poter essere impiegato nei motori il gasolio deve avere determinate caratteristiche, per esempio una buona capacità di accensione (soprattutto alla basse temperature) e un opportuno potere lubrificante.
utilizzato per il trasporto l’eccessiva concentrazione atmosferica di particolatoparticolato
Insieme delle sostanze sospese in aria, composto da tutte quelle particelle solide e liquide che si disperdono in atmosfera a causa di fattori naturali (pollini, erosione di rocce, polvere cosmica, ecc..) e di fattori antropici (traffico urbano, emissioni da riscaldamento domestico, fumo di tabacco, centrali termoelettriche, ecc..).
sottile, che nel 2013 si stima abbia provocato circa 66.600 morti premature (valutazioni dell'Agenzia europea dell'ambiente).

Pur costando caro non solo per la salute dei cittadini, ma anche per il loro portafoglio, dato che le multe pagate dall’Italia per le ripetute infrazioni provengono dagli introiti fiscali, all’inquinamento urbano si presta attenzione solo quando si introducono blocchi provvisori (e inefficaci) alla circolazione delle automobili.

Rispetto ai paesi europei con cui siamo soliti confrontarci abbiamo quindi due primati: in termini di inquinamento urbano, ma anche assenza di soluzioni strutturali al problema, come mette in evidenza il recente “E-mobility Report” dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano: l’assenza di efficaci politiche di promozione dirette e indirette (infrastrutture per le ricariche), ha fatto sì che la dimensione del mercato italiano delle auto elettriche sia estremamente ridotta, con una quota che è circa un decimo di quella degli altri grandi paesi europei. Nel 2016 ne sono state vendute 2.563, circa lo 0,1% dell’intero mercato italiano dell’auto: sostanzialmente la stessa quota del 2015, quindi in controtendenza rispetto alla crescita a due cifre che caratterizza l’Europa (+23%).

Il rapporto del Politecnico di Milano delinea due possibili scenari di sviluppo al 2020: uno basato sulla previsione dei volumi di auto elettriche che saranno vendute nei prossimi quattro anni, l’altro sulla stima delle colonnine di ricarica che verranno installate. Il primo scenario porta a 78.000 veicoli elettrici circolanti in Italia nel 2020, il secondo a 138.000; valori, entrambi, che fanno a pugni con le “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2016-2030 ” dell’Unione Petrolifera: 150.000 veicoli elettrici nel 2030!

Il divario appare ancora più eclatante, tenendo conto che le conclusioni dell’Energy & Strategy Group si basano su stime conservative per quanto concerne il costo futuro delle batterie (notoriamente il fattore critico per lo sviluppo del veicolo elettrico), valutato intorno a 300 €/kWhkWh
Unità di misura dell'energia elettrica equivalente a 1.000 Wh (wattora), ovvero 1.000 W forniti o richiesti in un'ora.
nel 2020
, mentre due produttori come Tesla e General Motors affermano che per quella data saranno in grado di mettere sul mercato batterie a ioni di litio ad un prezzo uguale o poco superiore a 100 €/kWh.

D’altronde, uno studio congiunto di Carbon Tracker e del Grantham Institute del londinese Imperial College (“Expect the Unexpected”), basato sul calo dei costi verificatosi negli ultimi anni e sulle previsioni dei produttori di batterie, considera realistica una quota tra il 19% e il 21% del mercato automobilistico coperta veicoli elettrici in ogni anno del prossimo decennio. Pure questo studio confronta le proprie conclusioni con la stima, incredibilmente bassa, contenuta nel “2017 Energy Outlook” della BP (6% del mercato automobilistico a partire dal 2035!), in quanto ricavata, come nel caso dell’UP, sulla base del consolatorio, ma irrealistico “business as usual”.

Oltre tutto, per i motori Diesel sarà assai difficile, se non impossibile, rimanere competitivi rispettando i vincoli europei alle emissioni che entreranno in vigore nel 2021, anche perché l’esigenza di ridurre l’inquinamento urbano porterà inevitabilmente a inasprire le norme che regolano la circolazione delle vetture all’interno delle città. Lo scorso Dicembre, durante il vertice C40 sul clima in Messico, che ha visto riuniti più di 80 sindaci, i primi cittadini di Parigi, Città del Messico, Madrid e Atene hanno dichiarato che stanno mettendo a punto norme per impedire ai veicoli Diesel di circolare nelle loro città e che verranno distribuiti incentivi per l’uso di veicoli alternativi, piste ciclabili e aree pedonali. In Olanda si discute addirittura di vietare la vendita di auto sia a benzina che a gasolio a partire dal 2025.

Ma l’Italia continua a brillare per mancata sollecitudine. La direttiva europea sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili nel trasporto alternativi ai prodotti petroliferi (DAFI) è del 22 ottobre 2014, ma il Governo ha impiegato praticamente due anni per presentare al Parlamento lo schema di decreto legislativo che la recepisce, sul quale solo a fine dello scorso anno sono potuti arrivare i prescritti pareri del Parlamento e della conferenza unificata. Di conseguenza il decreto legislativo è entrato in vigore il 14 gennaio 2017, ma siamo ancora in attesa di concrete misure attuative.

Data: 21/02/2017

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