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OrizzontEnergia

Ambiente: L'imposta che manda in fumo le emissioni

Quando a fine 2014 gli Amici della TerraAmici della Terra
Associazione ambientalista presente in Italia dal 1978 che costituisce la rappresentanza italiana di Friends of the Earth International.Gli Amici della Terra promuovono azioni di educazione al rispetto verso l'ambiente, sostenendo iniziative sul territorio affinchè i governi e le istituzioni sovranazionali adottino politiche di sviluppo sostenibile.
mi hanno invitato per fare la presentazione del mio libro "CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell'atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

nei beni" ero solo un intervento tra gli altri. Avevo dei lunghi capelli biondi. Nell’edizione della Conferenza Nazionale sull’efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell' impatto ambientale e dei costi associati.
del novembre 2016 la mia tesi, la “terza via” come l’ha definita la Staffetta Quotidiana, era diventata il centro della discussione.

Adottata dagli AdT come “la” proposta contro i cambiamenti climatici, oggetto di una mozione del Sen. Scalia presso la Commissione industria e corroborata da decine di articoli. Ma il cancro e la chemio mi avevano lasciato solo un ingestibile caschetto di capelli castani e ricci come mai ne avevo avuti.

Mi alzo pronta per l’esempio a prova di distrazione che mi ero preparata: 2 sacchetti di riso (bene non casuale) per rappresentare la competizione tra prodotti con caratteristiche simili ma imposizioni tariffarie diverse. Mi viene in mente la raccomandazione del mio compagno di riportare il riso a casa. Quasi comincio con una risata l’esposizione. Poi mi rendo conto che anche quelli che erano presenti nel 2014 non mi riconoscono. È un problema che ho affrontato in questi mesi. Evidentemente i marker di riconoscimento degli uomini lavorano molto sui capelli di una donna, e smetto di ridacchiare tra me e me.

Comincio: “Ipotizziamo che il governo metta una tassa sul riso Pavone. Cosa succederà?” Li avevo chiamati proprio così: riso Tacchino e riso Pavone. Avevo pensato di chiamarne uno riso Gerry, ma ero certa che mi sarei sbagliata e l’avrei sicuramente chiamato col suo nome commerciale!

“Evidentemente il riso Pavone costerà di più al consumo e perderà quote di mercato. Contemporaneamente il riso Tacchino occuperà percentuali di mercato e potrà anche abbassare un po’ il suo prezzo in funzione della maggiore quantità smerciata e quindi avere un ulteriore vantaggio commerciale.

Esiste un mercato mondiale, quindi se un’industria perde quote perché aggravata da tasse locali aggiuntive le industrie di altri paesi, non aggravate, occupano le sue quote di mercato. Una simile politica non può portare a una riduzione delle emissioni sul mercato mondiale di beni e servizi. Semplicemente non funziona e l’unica conseguenza è che beni prodotti con fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell'uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
- il sole
- il vento
- l'acqua
- la geotermia
- le biomasse
e alti livelli di efficienza energetica perdono la competizione e vincono beni prodotti con vettori energetici a basso costo, tipicamente i fossili. Questo significa che, anche se le tasse sono “eticamente” poste sulle emissioni, il bilancio emissivo globale è necessariamente in perdita.”

Faccio una pausa quasi a lasciare che l’auditorium metabolizzi l’ovvio e si chieda se sto davvero sostenendo, magari finanziata da qualche potente lobby di energiaenergia
Fisicamente parlando, l'energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
fossile, che dovremmo rinunciare a combattere i cambiamenti climatici. Io non sono una “scienziata”, ma se la scienza mi dice che l’inquinamento – di cui la CO2 è solo una piccola parte – sta contribuendo a rendere epidemici i casi di tumore, crea milioni di migranti climatici e mette a rischio il nostro futuro, ciascuno dei presenti può scommettere fino all’ultimo euro che ha in tasca che io non recederò di un millimetro.

Ma nemmeno mi priverò del piacere di provocare: “Molti oggi parlano di carbon taxcarbon tax
Come dice la parola stessa è una tassa sulle emissioni di CO2 causate dalla combustione di fossili, nata per far ricadere gli oneri ambientali e finanziari derivanti dall'immissione di gas serra in atmosfera ai soggetti responsabili.
alla frontiera. Ipotizziamo che il riso Pavone sia prodotto in Cina. L’Europa - a causa delle regole imposte dal WTO - potrà imporre solo una tassa alla frontiera sul presupposto che le sue emissioni siano pari a quelle medie europee. Una follia! Ma soprattutto un provvedimento di grande favore per le risaie del signor Pavone!

Ma anche se si imponessero le emissioni del mix cinese, il sig. Pavone sapendo che pagherà comunque 5, ossia pari al mix energetico del proprio paese, per compensare la maggiore imposizione fiscale sul mercato europeo userà materie prime più economiche, tra cui l’energia con un mix energetico ancora meno costoso e più emissivo. Sarebbe, in altre parole, incentivato ad emettere di più.

Ipotizziamo il caso contrario, ossia che il produttoreproduttore
Secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 79/99, il produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell'impianto.
cinese (o europeo in “trasferta”) abbia, per vari motivi, un livello di emissioni inferiore a quello medio cinese. Innanzitutto aprirebbe un contenzioso internazionale con l’Europa che gli impone una tassa “cieca” alla frontiera e, probabilmente, lo vincerebbe. Ma certamente non sarebbe incentivato ad emettere di meno. Direbbe: “Ma come? Sono più bravo degli altri e mi fai pagare di più?” E avrebbe ragione.”

E all’improvviso lo vedo, quel lampo negli occhi di chi ha capito. Come quando un dr. House o uno Sherlock Holmes d’improvviso si illuminano perché hanno capito chi è il colpevole, malattia o assassino che sia, quel momento di lucidità serpeggia nella platea. E io non penso più ai miei capelli.

“L’Europa con l’ETS sta adottando una tattica che andava bene quando il mondo era più piccolo, quando le merci venivano prodotte tendenzialmente per il mercato locale. Oggi crea un’asimmetria competitiva aggravando l’industria europea dei costi diretti come l’ETS e di quelli indiretti come il costo energetico più pulito, perché a gas, perché rinnovabile, per una minore intensità energetica, fa si che beni puliti siano penalizzati nei confronti dei beni “sporchi”.

E dopo aver sciorinato una serie di dati e di grafici agghiaccianti e a modo loro spettacolari che rappresentavano il più evidente fallimento delle politiche industriali, energetiche e ambientali, ho sostenuto la mia tesi, ossia che occorre pensare le esternalità negative non legate alla produzione, ma al consumo. Sono i consumatori che devono scegliere se acquistare un prodotto emissivo o uno non emissivo. Dobbiamo rappresentare ai consumatori che la CO2 è come l’amianto: fa male.

Ma mentre l’amianto possiamo vietarlo, per la CO2 non è possibile. Possiamo però valorizzarla come una materia prima nella produzione dei beni in maniera tale da rendere non solo evidente il suo eccessivo utilizzo, ma dobbiamo perequare i costi dell’ETS e delle emissioni indirette sul mix energetico direttamente sul costo del bene. Un costo amministrato per tonnellata di CO2 per poi, in relazione al contenuto per ogni singolo bene, riversarlo in forma di imposta sul valore aggiunto, di IVA. Questo approccio non viola le regole del WTO.

A quel punto mi sembra quasi che nella sala si formi un rumore, un brusio quasi meccanico e capisco che gli altri relatori, esponenti di importantissimi settori produttivi come la ceramica, l’acciaio, la carta e i produttori elettrici hanno smesso di seguirmi e hanno cominciato a valutare, misurare, calcolare l’impatto che l’adozione di un provvedimento come quello che stavo proponendo avrebbe avuto nei loro rispettivi settori. Qualche volta, come evidente nell’acceso dibattito seguente, il risultato approssimativo di questo calcolo mi avrebbe vista vincitrice, altre no. Ma non importa, io so che è solo questione di tempo.

Con l’ImEA, si attribuisce al determinato bene le emissioni medie del paese di provenienza ma si lascia la possibilità, su base volontaria, al produttore di farsi certificare diversamente da un ente verificatore e accreditato presso un organismo certificatore europeo in base alle sue reali emissioni. E così essere esentato da parte del carico aggiuntivo di IVA sui beni che esporta verso il mercato europeo.

Volontarietà e puntualità, e l’efficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili e le minori emissioni diverrebbero uno dei parametri della competizione mondiale. Una misura del successo di un prodotto.

E l’Europa in questa competizione partirebbe avvantaggiata.

L’applauso prima del dibattito è caldo e rigenerante.

Posso riprendere fiato. E il riso...

 

 

Agime Gerbeti per Orizzontenergia

*Il presente articolo è stato redatto ad esclusivo titolo personale

Data: 25/01/2017

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