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OrizzontEnergia

Acqua: I nostri consumi alimentari esauriscono le risorse idriche sotterranee

Tra mangiare e bere bisognerà presto scegliere. Utilizziamo sempre di più dei prodotti alimentari che esauriscono le acque sotterranee non rinnovabili.

Un fenomeno mondiale che mette in pericolo gli approvvigionamenti sia di cibo che di acqua e potrebbe far schizzare in alto i prezzi delle derrate di base. Così uno studio di quattro ricercatori internazionali pubblicato nella rivista Nature del 30 marzo. Identificati per la prima volta i Paesi, le coltivazioni e le relazioni commerciali specifiche, i ricercatori sperano di migliorare la durata delle risorse alimentari e la gestione delle risorse.

Diversi scienziati hanno già quantificato e cartografato il consumo in acqua del commercio internazionale, per capire quali beni di consumo utilizzano queste risorse preziose e in quali quantità. L’agricoltura ne ha inghiottito circa il 90%, grazie all’irrigazione intensiva dei cereali, alla produzione di carne e di prodotti caseari. Ma questo lavoro non è mai stato realizzato, a livello mondiale, per qualche tipo di coltivazionecoltivazione
Insieme delle attività che consentono l'estrazione di idrocarburi (petrolio o gas naturale) dai giacimenti.
ne’, soprattutto isolando le sole acque sotterranee invece di inglobare anche quelle da pioggia e di superficie (laghi e fiumi).

Fonte: Rivista Nature

Le falde acquifere, queste vaste riserve naturali di stockaggio delle acque sotterranee, sono una risorsa chiave. Esse rappresentano la maggior parte dell’acqua dolce liquida del Pianeta. Attualmente, il 43% dell’irrigazione proviene da queste riserve. Il problema è che si rinnovano molto lentamente, in 1.200 anni in media rispetto ai 15 giorni dei fiumi. La loro conservazione è dunque cruciale. “Abbiamo esaminato tutte le falde acquifere del mondo, e considerato la parte che si dissolve, e quelle che non si rinnovano naturalmente grazie al ricarico invernale -spiega carole Dalin, ricercatrice all’Istituto per le risorse durevoli all’University College di Londra e prima autrice dello studio-. Questo ci dà informazioni più particolari sulla durata dei beni di consumo alimentare mondiale. Si conoscono ora i legami commerciali che dipendono dalle falde acquifere non rinnovabili, i Paesi produttori e quelli consumatori”.

Pakistan, Usa e India, principali esportatori
Per realizzare questi lavori, gli scienziati hanno utilizzato un modello idrologico capace di calcolare, per ventisei classi di coltivazioni diverse, quali volumi di acque sotterranee non rinnovabili sono stati utilizzati, nel 2000 e nel 2010. Hanno poi combinato i dati sul commercio internazionale (quelli dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) per ottenere quale quantità di questa acqua più fragile sia consumata in ogni Paese per produrre 360 beni differenti (cereali, farina, pane, olio, carne, latte, etc.), esportarle o importarle.

Risultati: questi volumi di acqua sotterranea non rinnovata e utilizzata per l’agricoltura, sono calati del 22% in dieci anni, essendo stata utilizzata dal 20% dell’irrigazione mondiale. Questi rappresentano 292 Km cubi, cioe’ poco più del consumo dei francesi in acqua potabile durante cinquanta anni! La parte preponderante di questo uso avviene in un pugno di Paesi: India, Pakistan, Cina, Usa, Arabia Saudita e Messico, cioe’ i principali granai e centri urbani del Pianeta.

Le coltivazioni che ne consumano di più, sono esportate da tre Paesi: Pakistan (soprattutto riso, destinato all’Iran, Arabia Saudita e Bangladesh), gli Usa (cotone, grano, mais e soia, verso la Cina, Giappone e Messico) e India (riso e cotone, soprattutto verso la Cina). Cinque Paesi del Medio Oriente (Qatar, Barhein, …) fanno parte dei 10 Paesi maggiori importatori, rispetto alla loro popolazione, di questa acqua virtuale non durevole.

Non ci sono problemi di produzione in Europa, con l’eccezione di Spagna e Italia, in quantita’ molto minori -assicura Carole Dalin-. La Francia, per esempio, esporta molti prodotti agricoli, ma non attinge alle riserve sotterranee. Questi prodotti sono poco irrigati e vengono alimentati con l’acqua della pioggia e dei fiumi".

L’Europa ha preso dall’esterno il 40% della sua acqua, da riserve sovrasfruttate all’altra parte del mondo -dice Arjen Y.Hoekstra, professore di gestione dell’acqua ll’Universita’ di Twente in Olanda, che non ha partecipato allo studio-. Abbiamo capito giustamente che l’acqua è una risorsa utilizzata in modo non durevole in numerosi luoghi per produrre il cibo per il commercio internazionale. Mettendo anche in pericolo l’economia e l’approvvigionamentoapprovvigionamento
Insieme di attività finalizzate al reperimento dei quantitativi materie prime necessarie allo svolgimento delle attività economico-produttive di un Paese consumatore.
alimentare
”.

Mancanza di acqua potabile e calo della produzione agricola
I rischi di questo sovrasfruttamento sono in effetti numerosi e presenti sia in Paesi produttori che importatori, dicono i ricercatori. Questo consumo non durevole, che aumenterà ancora nei prossimi anni, potrebbe portare ad una mancanza di acqua potabile, debordando su delle perdite economiche per gli agricoltori ma anche sull’aumento dei prezzi alimentari. L’esaurimento delle riserve di acqua locale rischia ugualmente di mettere in pericolo le popolazioni, in situazioni di urgenza come siccità, terremoti o incendi.

Gli scienziati raccomandano, per quanto riguarda la produzione, di aumentare l’efficienza dell’uso di acqua nelle coltivazioni (sistemi moderni di irrigazione attraverso il gocciolamento, per esempio) e di utilizzare delle varietà meno di qualità. Per quanto riguarda il consumo, auspicano di ridurre il consumo alimentare (30% degli alimenti sono perduti) e di adattare i regimi alimentari perchè venga diminuiti il volume d’acqua per caloria (riducendo in particolare il consumo di carne di bue).

Le persone hanno ragione a fare le loro spese pensando all’impatto dei prodotti sull’ambiente, ma non si tratta solo della carne contro le verdure, il bio o il sostenibile -dice Carole Dalin-. Dove e come i prodotti sono coltivati è una questione cruciale, nel momento in cui alimenti base come il riso e il pane possono avere un impatto negativo sugli approvvigionamenti di acqua mondiale”.

Fonte: ADUC

 

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Data: 07/04/2017

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