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OrizzontEnergia

Efficienza energetica degli edifici e prevenzione incendi: un matrimonio difficile

L'incendio divampato nella Grenfell Tower (Londra) lo scorso 13 Giugno rimarrà uno degli episodi più tristi di questo 2017; una volta domate le fiamme tra l'opinione pubblica d'Oltremanica (e non solo) è scoppiata la polemica riguardo i materiali utilizzati per l'isolamento termico del palazzo, i cui lavori erano stati completati pochi mesi prima, imputati come causa principale del repentino propagarsi delle fiamme e della conseguente morte di molti degli inquilini. Il Dott. Guido Zaccarelli ci illustra i passaggi dell'incendio, nato da un corto circuito di un frigorifero, e le cause principali che hanno portato le fiamme ad avvolgere così rapidamente l'edificio, offrendo anche alcune riflessioni sulla vigente normativa italiana in materia di prevenzione antincendio degli edifici. 

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Ha fatto molto scalpore l’incendio della Grenfell Tower di Londra, avvenuto nella notte fra il 13 ed il 14 Giugno 2017, in cui purtroppo molti degli occupanti sono morti. Il numero delle vittime è ancora incerto, sia perché non è tuttora possibile ricostruire con precisione il numero delle persone presenti in quel momento all’interno dell’edificio, sia perché i resti dei corpi che sono stati trovati sono in condizioni così pietose da renderne difficile il riconoscimento. Le stime parlano comunque di 87 morti, fra cui anche due ragazzi italiani, ma le autorità hanno comunicato che il bilancio definitivo sarà reso pubblico nel 2018.

L’incendio ha suscitato immediate e furiose polemiche nel Regno Unito, in merito a possibili errori nell’intervento dei Vigili del Fuoco, nella redazione del piano di emergenza, ma soprattutto nella recente ristrutturazione, in particolare nella scelta dei materiali isolanti in facciata. A proposito di quest’ultimo argomento, la polemica assume anche tinte politiche: taluni infatti sostengono che i governi conservatori negli ultimi anni abbiano proceduto ad una eccessiva deregulation in materia di edilizia in generale, ed anche in materia di sicurezza antincendio degli edifici.

Alcune polemiche sono scoppiate anche in Italia, ma poi, come spesso succede dalle nostre parti, si sono riassorbite rapidamente senza arrivare ad una analisi soddisfacente di quanto accaduto. Si precisa subito che una analisi completa e dettagliata non è attualmente possibile, visto che le autorità britanniche hanno comunicato di non voler diffondere notizie riservate utili alle indagini in corso, ed anche i colleghi della FPA (Fire Protection Association) hanno molto correttamente sposato questa linea. Pertanto le notizie disponibili utilizzate per questo articolo sono state reperite su siti internet, da articoli, convegni e seminari, ma siamo costretti ad ammettere che in futuro possa nascere la necessità di rivedere alcune conclusioni sulla base di notizie successive.

In ogni caso le notizie più attendibili, grazie alla indiscutibile autorevolezza della fonte, sono disponibili proprio sul sito della FPA inglese, che in data 22 giugno 2017 ha pubblicato una dichiarazione (“statement”) in merito all’incendio.

Un’avvertenza: questo articolo non intende analizzare i modi per conseguire gli obiettivi di efficienza energetica degli edifici, ma è un’analisi dell’accaduto esclusivamente dal punto di vista della prevenzione incendi. In particolare, lo scopo di questo articolo è trattare delle conseguenze che l’aumento dell’uso dei materiali isolanti visto negli ultimi anni in edilizia può avere sulla sicurezza antincendio degli edifici, in particolare quelli di civile abitazione. Lo scopo ultimo è favorire una riflessione sulla normativa attualmente vigente in Italia e sulla possibilità che essa necessiti di un aggiornamento, in modo da rendere questa tragedia un po’ meno inutile.

 

 

La nascita dei grattacieli come conseguenza dell’invenzione dell’ascensore

Prima dell’invenzione degli ascensori i grattacieli non esistevano. Nessuno si sarebbe sobbarcato l’improba fatica di salire a piedi più di qualche piano e di certo a nessuno sarebbe venuto in mente di andare a vivere o a lavorare al 110° piano nelle Torri Gemelle di New York, salendo e scendendo le scale tutti giorni (centodecimo piano: chi vuole provare?).

L’ascensore è proprio quello strumento che ha consentito di tagliare drasticamente la fatica ed il tempo per percorrere tutti quei piani. C’è però l’altra faccia della medaglia: in via generale in caso di incendio non è il caso di usare gli ascensori, ma allora il tempo necessario per scendere tutte le scale ed evacuare un grattacielo aumenta molto rispetto al tempo necessario per evacuare un edificio più basso. L’incendio ci concederà il tempo di cui abbiamo bisogno?

Perchè è chiaro che se si parla di evacuazione delle persone da un edificio, il tempo è probabilmente il fattore più importante.

 

 

Descrizione della Grenfell Tower

grenfell.jpgLa Grenfell Tower è un brutto edificio di civile abitazione progettato alla fine degli anni ’60 e costruito nei primi anni ’70 nel quartiere di North Kensington. Si tratta di una torre alta circa 70 metri, con 120 appartamenti su 24 piani, completamente ristrutturata nel 2015-2016 con lo scopo di aumentarne il valore commerciale, visto che negli anni il quartiere aveva conosciuto una progressiva valorizzazione.

L’edificio ha un unico vano scala centrale, di tipo aperto: cioè non protetto[1] e non filtrato. Il pianerottolo centrale dell’edificio presenta sia l’accesso agli appartamenti, sia l’accesso alla scala, sia l’accesso agli ascensori (neppure essi protetti). Ovviamente, un unico vano scala aperto offre una scarsa sicurezza antincendio, soprattutto nel caso di un edificio così alto.

Dobbiamo infatti pensare all’evacuazione di un edificio, soprattutto di un edificio alto, come ad un gioco in cui la variabile più importante è il tempo.

Quando scoppia un incendio in un edificio dove sono presenti persone, comunque esso sia fatto, esse hanno un determinato lasso di tempo per evacuare prima che le condizioni all’interno diventino insopportabili e conducano prima all’impossibilità di muoversi e poi alla morte.

Lo sviluppo dell’incendio produce gas tossici, e le persone devono poter arrivare ad un luogo sicuro all’esterno, dove si respira aria pulita, prima che i gas abbiamo raggiunto concentrazioni pericolose. Dato che l’esigenza è l’aria pulita, il luogo sicuro non può essere un locale adiacente, un balcone o un tetto: deve essere all’esterno, magari anche ad una certa distanza.

Quindi ecco che il tempo di evacuazione assurge ad un ruolo essenziale. Una scala filtrata (ma anche, in misura minore, una scala protetta) è semplicemente un mezzo che consente di aumentare di molto (di moltissimo!) il tempo a disposizione per l’evacuazione delle persone, da pochissimi minuti fino anche a 1 ora, a 2 ore, insomma tutto il tempo che serve.

Side Profile 01.jpgUn edificio alto è una tipologia edilizia che invece concorre ad aumentare il tempo di evacuazione, semplicemente perché le persone impiegano molto più tempo per percorrere 24 piani di scale piuttosto che per esempio due, tre o quattro.

Il rivestimento di un edificio con materiale facilmente combustibile è una decisione costruttiva che riduce moltissimo il tempo a disposizione, sia per l’evacuazione delle persone, sia per l’intervento dei Vigili del Fuoco, perché favorisce grandemente la velocità di propagazione dell’incendio.

In conclusione, l’incendio della Grenfell Tower ruota interamente  intorno al concetto di tempo. Una scala aperta, un edificio alto, un rivestimento facilmente combustibile in facciata sono tutti fattori peggiorativi concomitanti, che insieme hanno costituito un unico micidiale fattore che ha annullato le possibilità di salvezza delle persone presenti ai piani alti dell’edificio.

 

 

Prodotti della combustione e pericolosità per l’uomo

I prodotti della combustione sono di varia natura, ma per i nostri scopi li raggrupperemo in fumo e calore (gli esperti ci scuseranno della brutalità della semplificazione).

In un locale dove c’è un incendio, il calore sviluppato farà aumentare la temperatura. Oltre un certo limite, il corpo umano va incontro a vari problemi, come disidratazione, scottature superficiali o interne, fino all’arresto cardiorespiratorio. Anche nel caso dei fumi i problemi sono di varia natura, e vanno dalla diminuzione della visibilità (molto pericolosa, può causare disorientamento e panico), a problemi respiratori, all’intossicazione. Quest’ultima è probabilmente la causa più frequente di morte in caso di incendio, poiché molto spesso i fumi sono tossici, soprattutto per inalazione. Naturalmente la tossicità varia in funzione di molti fattori ma soprattutto (altra semplificazione) in base al tipo di materiale che sta bruciando. I materiali plastici, soprattutto le plastiche espanse come il poliuretano espanso (PUR), il polistirolo espanso (EPS) ed il poliisocianurato (PIR), sono i materiali più pericolosi, perché in caso di incendio emettono molti diversi gas tossici, oltre che fumi molto pesanti, grassi e molto scuri.

Ne consegue che le persone che perdono la vita in un incendio normalmente non muoiono per il calore ma per intossicazione; è anche possibile che i soccorritori successivamente le trovino effettivamente carbonizzate, ma il più delle volte perché sono state raggiunte dall’incendio dopo essere già morte per intossicazione. Non rischiamo molte smentite se ci azzardiamo ad ipotizzare che sia  sicuramente questo quanto avvenuto nell’incendio della Grenfell Tower. Ai sopravvissuti trasportati in ospedale sono state infatti diagnosticate intossicazioni di cianuro di idrogenoidrogeno
Primo elemento della tavola periodica, presente sulla Terra in forma combinata, soprattutto nell'acqua e nei composti organici. Esso è costituito da 3 isotopi: prozio (cioè l'idrogeno propriamente detto) per più del 99.9 %, il deuterio e il trizio. La forma molecolare dell'idrogeno (H2) dà origine ad un gas inodore, incolore, altamente infiammabile e molto più leggero dell'aria (ecco perché lo si trova in bassissime concentrazioni in atmosfera).
di varie gravità.

 

 

Evoluzione dell’incendio alla Grenfell Tower

Dalle informazioni disponibili, pare che l’incendio sia partito appena prima dell’1:00 di notte. Tale orario non avrebbe potuto essere più infelice, poiché a quell’ora gran parte delle persone dorme e quindi i tempi di reazione aumentano molto (di nuovo, il problema del tempo…!).

A peggiorare la situazione, pare che quella notte fosse insolitamente calda a Londra, e di conseguenza molte persone erano andate a letto tenendo le finestre aperte. Si noti che, come da tradizione in Gran Bretagna, molte finestre erano dotate di tende, realizzate con materiali di tutti i tipi, anche facilmente combustibili.

Pare che la causa dell’incendio sia stato il cortocircuito di un frigorifero difettoso posizionato al quarto piano. Questa eventualità impone alcune riflessioni.

  • Alcuni sedicenti esperti di prevenzione incendi italiani si sono pubblicamente fatti beffe della possibilità che un frigorifero possa essere fonte di un incendio. C’è da chiedersi come possano certi personaggi essere ancora accreditati come “esperti di prevenzione incendi”. Il fatto che le apparecchiature elettriche possano essere causa di incendio è talmente evidente da non richiedere alcuna dimostrazione. Il fatto che i frigoriferi, fra tutte le apparecchiature elettriche, siano fra le più pericolose è molto ben noto a chi si occupa di prevenzione incendi: producono calore, sono rivestiti da materiali isolanti facilmente combustibili,ecc.. C’è poi da tenere presente che in molti paesi anglosassoni c’è l’usanza di coprire i frigoriferi con stoffe o coperture varie, rendendo lo smaltimento del calore più difficile (non ci sono comunque informazioni sulla situazione nel caso in esame);
  • Il frigorifero in questione è un frigorifero modello FF175BP prodotto dalla Indesit - Whirlpool con il marchio Hotpoint. Dopo l’incendio alla Grenfell Tower la ditta ha invitato gli acquirenti del medesimo modello a verificarne le caratteristiche di sicurezza ed a contattare il produttoreproduttore
    Secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 79/99, il produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell'impianto.
    , telefonando su una apposita linea verde o registrandosi al sito internet. La medesima ditta con apposito comunicato ha espresso tutto il proprio dolore per quanto avvenuto e le condoglianze per le vittime, mettendosi a disposizione delle autorità investigative;
  • Il Governo di Sua Maestà ha ordinato una immediata verifica del modello FF175BP da parte di una commissione tecnica;
  • Il proprietario del frigorifero, che si è salvato, sostiene che l’incendio è partito dal suo frigorifero. La sua testimonianza dovrà essere certo valutata dagli inquirenti, ma comunque resta agli atti.

fire-graphic.jpgDi conseguenza dobbiamo assumere, almeno in via provvisoria, che il frigorifero del quarto piano sia la causa dell’innesco. Purtroppo la sua posizione ad un piano così basso ha certamente favorito la propagazione dell’incendio ai piani più alti: dalle foto disponibili è chiaramente visibile che i danni ai piani inferiori sono molto limitati.

La prima chiamata ai Vigili del Fuoco è delle 00:54, la prima squadra è arrivata sul posto 6 minuti dopo. Già prima ancora dell’arrivo la squadra, vedendo da lontano l’intero edificio già avvolto dalle fiamme, si è resa conto dell’enormità dell’evento ed ha immediatamente chiamato tutti i rinforzi possibili. I Vigili del fuoco hanno dichiarato che inizialmente è stato possibile arrivare all’estinzione pressochè totale dell’incendio all’interno dell’appartamento del quarto piano, ma che le fiamme nel frattempo avevano intaccato il rivestimento isolante esterno in facciata, propagandosi a velocità sbalorditiva (“astonishing speed”) verso i piani superiori.

grenfell-tower-fire-insulation.jpg

Il tempo di propagazione dal 4° piano fino al 24° piano è valutato in 15 minuti, cioè davvero un tempo insolitamente breve. Nessun allarme ha suonato: le persone si sono svegliate da sole a causa delle grida o dell’odore di fumo.

Nei video disponibili, si vede molto chiaramente il fuoco propagarsi a velocità impressionante lungo i pannelli isolanti esterni, per poi entrare all’interno dei vari appartamenti sia perché le finestre erano aperte, sia perché il calore rompe i vetri. Le tende pare abbiamo favorito la propagazione dell’incendio dall’esterno all’interno dei vari appartamenti, dove secondo alcune fonti anche sui soffitti dei locali era presente materiale isolante della medesima natura di quello presente in facciata.

La visione di alcuni video è particolarmente dolorosa poiché essi mostrano le persone all’interno dei loro appartamenti agitarsi ed accendere e spegnere ripetutamente le luci per richiamare l’attenzione dei Vigili del Fuoco: si erano già rese conto che non era possibile usare la scala e che l’unica possibilità di salvezza poteva provenire solo dall’esterno e dai Vigili del Fuoco.

Opporsi alla propagazione dell’incendio, visto il materiale isolante utilizzato e la sua posizione, era impossibile. L’unica possibilità era l’evacuazione più rapida possibile dell’edificio, ma l’unica scala disponibile è diventata presto inservibile perché invasa da spesso fumo nero tossico, oltre che dal calore, naturalmente. Ipotizzare l’uso massiccio della scala aperta ed invasa dal fumo come via di esodo da tutti i piani per tutte le persone presenti è semplicemente ridicolo. La scala è stata utilizzata solo per brevi tratti da poche persone che evidentemente hanno avuto la fortuna di trovarsi in una posizione favorevole (ai piani bassi e/o vicino ai Vigili del Fuoco, che hanno accompagnato diversi occupanti all’esterno utilizzando gli autoprotettori[2]).

Per le altre persone, la sciagurata combinazione costituita da isolante in facciata + unica scala aperta + edificio alto semplicemente non ha lasciato alcuna possibilità.

Per quanto riguarda l’intervento dei Vigili del fuoco, le informazioni disponibili variano, ma pare che siano stati impiegati più di 40 automezzi e più di 200 uomini. Sempre gli stessi sedicenti esperti di prevenzione incendi hanno aspramente criticato i Vigili del Fuoco inglesi, che non sarebbero entrati all’interno dell’edificio per spegnere e salvare le persone, ma avrebbero agito solo dall’esterno. Nulla di più falso. Nella misura del possibile, i Vigili del Fuoco inglesi sono entrati all’interno dell’edificio, tentando lo spegnimento e l’evacuazione delle persone, prima che i prodotti della combustione (fumo ma soprattutto calore) rendessero del tutto impossibile la presenza umana all’interno, come è inevitabile che avvenga in un incendio di tale natura. A quel punto l’intervento è proseguito esclusivamente dall’esterno.

L’intervento esterno dei Vigili del Fuoco è stato criticato anche perché il getto dell’acqua non raggiungeva i piani più alti. Occorre precisare che le pompe utilizzate per gli idranti hanno una prevalenza massima, come è inevitabile che sia, e oltre una certa altezza non è possibile dirigere il getto dell’acqua: si tratta delle leggi della fisica.

Quindi le polemiche su possibili errori dei Vigili del Fuoco sono completamente infondate.

 

 

Descrizione del pacchetto di isolamento termico della Grenfell Tower

Mirror-Graphic-Cladding-on-Grenfell-Tower.jpg

Visto che il principale indiziato di questa tragedia è l’isolante utilizzato in facciata, soffermiamoci sulle informazioni disponibili in merito alla natura di questo materiale.

Reperire informazioni è stato molto difficile, ma pare che l’intera facciata dell’edificio fosse stata ricoperta con uno strato isolante così composto (dall’esterno verso l’interno):

  1. Primo strato esterno composto da un pannello sandwich in alluminio, spesso 3 mm, con un riempimento interno in polietilene denominato Reynobond PE;
  2. Cavità ventilata da 50 mm;
  3. Pannello isolante Celotex FR5000, spessore 150 mm (fonte: Press Association, Contruction Enquirer, Architects Journal), installato in aderenza al muro esterno preesistente;
  4. Muro esterno preesistente dell’edificio, in materiale incombustibile.

 

 

Il rivestimento (cladding) era stato realizzato nel 2016 dalla ditta Rydon su incarico della KCTMO (Kensington and Chelsea Tenant Management Organization), allo scopo di migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio e conferire alla torre un aspetto più moderno. L’incarico, dell’importo di circa 10 milioni di sterline, era parte di un incarico più esteso per la riqualificazione del quartiere, dell’importo complessivo di circa 57 milioni di sterline.

Il pannello sandwich esterno Reynobond PE è riempito con un materiale con pessime proprietà di reazione al fuoco. Il medesimo produttore produce anche il pannello Reynobond FR, classificato in classe B-s1,d0, quindi con comportamento al fuoco molto buono, che ha un costo per metro quadro di circa 2 sterline maggiore del Reynobond PE. Negli USA è vietato l’uso dei materiali come il Reynobond PE negli edifici più alti di 40 piedi (circa 12 m).

Il pannello Celotex FR5000 è prodotto dalla Saint Gobain ed ha le seguenti caratteristiche:

  1. Lastre di dimensioni 1,2 x 2,4 m;
  2. Spessori variabili da 50 a 150 mm (la versione con spessore 150 mm è denominata FR5150);
  3. Fattore lambda 0.021 W/mK;
  4. Rivestimento esterno in foglio di alluminio;
  5. Costituito da poliisocianurato (PIR) rigido espanso;
  6. Classe di Reazione al fuoco: Classe 0 secondo la norma BS 476 (fonte: https://www.celotex.co.uk/products/fr5000);
  7. Peso 4.98 Kg/mc;
  8. Costo di circa 40-45 €/mq.

La Class 0 inglese[3] corrisponde a Classe europea B-s3,d2 secondo la EN 13501, che quindi secondo il D.M. 15/03/2005 ed il D.M. 16/02/2009 per l’impiego a parete corrisponde alla Classe 2 italiana. Diciamo una classe intermedia. Ma questa classe di reazione al fuoco decisamente stona con quanto visto nei filmati e soprattutto con l’estrema velocità (astonishing speed) della propagazione dell’incendio.

Ed infatti quando si va a verificare sul DOP[4] del prodotto rilasciato dalla Saint Gobain (DOP numero 2016.DOPFR5000-01 rilasciato in data 1 dicembre 2016, disponibile sul medesimo sito www.celotex.co.uk sopra citato), alla voce “reaction to fire” si legge: “NPD”, che significa “No Performance Determined”, cioè significa che il materiale non è stato sottoposto alla prova di reazione al fuoco. Spesso i produttori di taluni prodotti da costruzione, rendendosi conto che è del tutto inutile cercare di ottenere da un certo materiale una buona classificazione di reazione al fuoco, neppure intraprendono il procedimento necessario ad ottenere una classificazione. Di conseguenza, quando ci si trova di fronte ad un prodotto non classificato, in via generale è legittimo attendersi un pessimo comportamento al fuoco.

Le informazioni disponibili sono quindi contraddittorie: ma naturalmente un DOP è un documento ufficiale che prevale sulle semplici brochure pubblicitarie. In mancanza di informazioni chiare sull’esatta classificazione di reazione al fuoco del Celotex FR5150, possiamo soffermarci sul poliisocianurato (PIR), che è un materiale simile al poliuretano. Il Centro di studi sul fuoco dell’Università del Lancashire Centrale nel 2011 ha stabilito mediante test di vario tipo che il PIR generalmente rilascia un livello di prodotti tossici considerabilmente più alto rispetto a tutti gli altri materiali isolanti studiati: insomma, fra i materiali provati (compresi polistirene, poliuretano, lana di vetro, lana di roccia, ecc.), il poliisocianurato è il peggiore di tutti.

Questi ultimi dati, che ci indicano un pessimo comportamento al fuoco dell’isolante, appaiono molto più in linea con quanto si può visionare nei video che riprendono l’incendio alla Torre Grenfell: in mancanza di ulteriori informazioni, concluderemo quindi che il pannello Celotex FR5150 ha un pessimo comportamento al fuoco, assimilabile alla Classe F secondo la EN 13501.

E’ il caso di sottolineare che esistono in commercio prodotti isolanti analoghi a quello utilizzato e con costo paragonabile a quello utilizzato. Tanto per fare un esempio, ci è stato segnalato come possibile prodotto alternativo il Fixrock Vs 033 prodotto dalla Rockwool Italia S.p.A., le cui caratteristiche sono paragonate a quelle del Celotex FR5150 nella seguente tabella:

Nome commerciale

Celotex FR5150

Fixrock VS 033

Componente isolante

Poliisocianurato

Lana di roccia

Spessore mm

150

180

λ (W/mK)

0.021

0.033

Resistenza termica (mqK/W)

7.10

5.45

Peso (Kg/mq)

4.98

13.5

Classe di reazione al fuoco secondo EN 13501

F

A1

Costo indicativo (€/mq)

40

30

Dal confronto fra i due materiali, si nota che il Fixrock è più pesante (più del doppio) ed ha caratteristiche di isolamento termico di circa il 30% peggiori. In compenso costa un po’ meno ed ha caratteristiche di reazione al fuoco superlative: la Classe A1 è la migliore possibile e significa che il materiale è del tutto incombustibile,  sottoposto a fiamma non brucia, non emette calore, non emette fumo, non gocciola. Come già detto, la Classe di reazione al fuoco F, invece, è la peggiore possibile.

Altri prodotti alternativi sono senz’altro disponibili in commercio, magari anche con caratteristiche migliori in termini di isolamento termico rispetto al Fixrock Vs 033, ma quello che ci interessava non era procedere ad una progettazione alternativa, ma solo mostrare che i progettisti dei pacchetti isolanti non sono per forza costretti ad utilizzare prodotti pericolosi dal punto di vista dell’incendio a causa della mancanza di alternative.

 

 

Altri incendi di facciata avvenuti nel mondo

Una volta, con le modalità costruttive tradizionali, gli incendi di facciate semplicemente non esistevano; oggi non sono più così rari, come si può valutare dall’elenco riportato di seguito, nel quale citiamo solo quelli più interessanti per la nostra trattazione.

  1. Reno (Nevada, USA), 30 Settembre 1997, Eldorado Hotel. Un incendio nato al secondo piano intacca la facciata (pannelli in poliuretano applicati sopra a pannelli di polistirene espanso) per un’area larga circa 20 metri ed alta circa 50 metri;
  2. Las Vegas (Nevada, USA), 25 Gennaio 2008, Monte Carlo Resort & Casino. L’edificio era dotato di impianto sprinkler e di un rivestimento in facciata in polistirene espanso. L’Incendio nasce sul tetto, probabilmente per operazioni incaute di saldatura e taglio di metalli: era in corso l’installazione di una struttura metallica per il sostegno della macchina lava-finestre. L’incendio si propaga poi in facciata ed entra all’ultimo piano (32°), facendo entrare in funzione lo sprinkler. Nessun ferito, danni per circa 100 milioni di dollari. Si tratta di un incendio molto ben conosciuto grazie alle indagini della NFPA[5];
  3. Pechino (Cina), 9 Febbraio 2009, Mandarin Oriental Hotel / Television Cultural Center. Fuochi artificiali illegali sul tetto per il capodanno cinese accendono la facciata, che aveva un isolamento in polistirene espanso, e provoca la completa combustione dell’intero edificio (44 piani). L’edificio oltre all’hotel ospitava anche gli studi televisivi CCTV. Danni stimati in circa 600 milioni di dollari USA. 1 vigile del fuoco morto, 7 feriti (di questi, 6 erano vigili del fuoco).
  4. Busan (Corea del Sud), 1 Ottobre 2010, Wooshin Golden Suites. L’incendio nasce al 4° piano, forse per un corto circuito, e si propaga lungo i pannelli combustibili della facciata, in polistirene espanso, raggiungendo l’ultimo piano (38°) in circa 20 minuti. 5 feriti, alcuni residenti evacuati in elicottero dal tetto.
  5. Shangai (Cina), 15 Novembre 2010, edificio di civile abitazione. Operazioni maldestre di saldatura da parte di personale non autorizzato, al 10° piano, provocano l’incendio della facciata, con pannelli di poliuretano espanso, con distruzione dell’intero edificio di 28 piani. 58 morti e 70 feriti.
  6. Roubaix (Francia), 14 Maggio 2012, Torre Marmoz. L’incendio dal 2° piano si propaga velocissimo sulla facciata a causa dei pannelli isolanti sandwich in alluminio, fino all’ultimo piano (18°), penetrando all’interno degli appartamenti. 1 morto e 10 feriti.
  7. Dubai (Emirati Arabi Uniti), 6 Ottobre 2012, Tecom residential building. Un incendio nasce in uno degli appartamenti dei piani inferiori e si propaga fino all’ultimo piano (13°) lungo la facciata. 2 feriti.
  8. Grozny, Cecenia (Russia), 3 Aprile 2013, City Towers. Un incendio attribuito ad un corto circuito di un condizionatore di un piano intermedio si propaga ai pannelli della facciata, che brucia da terra all’ultimo piano (40°). Nessun ferito: l’edificio non era ancora stato occupato.
  9. Melbourne (Australia), Lacrosse Building, 25 Novembre 2014. Una sigaretta abbandonata su un balcone all’ottavo piano causa un incendio che in 11 minuti investe tutti i 13 piani soprastanti attraverso il rivestimento combustibile della facciata, un pannello sandwich in alluminio.
  10. Dubai (Emirati Arabi Uniti), 21 Febbraio 2015. Torch Tower. Un incendio nato intorno al 50° piano su un balcone raggiunge in breve tempo l’ultimo piano (86°). Dozzine di intossicati.
  11. Baku (Azerbaijan), 19 Maggio 2015. L’incendio di un edificio di civile abitazione alto 16 piani provoca 15 morti e 63 feriti, tutti per inalazione di gas tossici prodotti dalla combustione dei materiali isolanti in facciata.
  12. Dubai (Emirati Arabi Uniti), 31 Dicembre 2015. Address Downtown Hotel (63 piani). Un incendio nato da un corto circuito si espande lungo la facciata rivestita con materiali isolanti. 16 feriti.
  13. Ajman (Emirati Arabi Uniti), 28 Marzo 2016. Due torri di civile abitazione vanno a fuoco, con caduta di materiali incandescenti dalla facciata. 5 feriti.

Notiamo quindi che la frequenza di incendi che coinvolgono facciate che contengono materiali combustibili sta crescendo, e che di solito la fattispecie consiste in un incendio che nasce all’interno dell’edificio e poi si propaga molto velocemente lungo la facciata al resto dell’edificio, spesso coinvolgendo fino al tetto tutti i piani posti a quota superiore all’innesco, ma a volte anche i piani posti a quote inferiori.

 

 

L’efficienza energetica degli edifici è necessaria?

In Italia da qualche tempo si è cominciato a parlare di efficienza energetica dell’involucro edilizio, in particolare dall’emanazione del Decreto Legislativo 192 del 19 agosto 2005. Allo scopo di reperire materiali che consentissero di ottenere una ottima (cioè bassissima) conduttività termica ad un costo contenuto, si è fatto ampio ricorso a materiali plastici espansi, come il poliuretano, il poliisocianurato ed il polistirene espanso (noto anche come polistirolo). Sono materiali leggeri, economici, di facile installazione, che consentono di ottenere ottimi risultati sul fronte dell’efficienza energetica. Peccato che le loro prestazioni come sicurezza antincendio siano pessime.

Esistono in commercio altri materiali con ottime prestazioni di reazione al fuoco (fino alla Classe 0, cioè materiali del tutto non combustibili), come per esempio la lana di roccia, che spesso meno facili da installare e talvolta richiedono spessori maggiori, e per queste ragioni vengono scartati a favore dei materiali più pericolosi.

É legittimo farlo? Sì, perché in Italia la normativa in merito all’efficienza energetica è cogente, mentre non esiste una norma cogente di prevenzione incendi che imponga di usare come isolante (in facciata e sui tetti) materiale non pericoloso. Esiste solo una linea guida, peraltro conosciuta solo fra gli addetti ai lavori, emanata con Lettera Circolare prot. 5043 in data 15 aprile 2013.

 

 

Normativa italiana in materia di prevenzione incendi delle facciate degli edifici

Bordighera.jpg

Prima di affrontare l’argomento dell’eventuale normativa italiana in materia di sicurezza antincendio degli edifici di civile abitazione, occorre tenere ben presente che fino a pochissimi anni fa tutte le normative di prevenzione incendi partivano dal concetto che tutti o quasi tutti i prodotti da costruzione erano non combustibili (mattoni, cemento, piastrelle, ecc.).

La tipologia costruttiva tradizionale in Italia era costituita da edifici bassi, facciate in laterizio incombustibile, finestre piccole e ben distanziate le une dalle altre. L’attenzione ai prodotti da costruzione combustibili era marginale e, quando presente, spesso limitata soltanto alle travi in legno.

Scarsissima o nulla attenzione era dedicata ai materiali isolanti, la cui importanza è cresciuta moltissimo negli ultimi anni.

Nessuna attenzione era dedicata, fino a pochi anni fa, alle facciate degli edifici civili, alle facciate continue, alle facciate a doppia pelle, ecc.

 

Con nota DCPREV (Direzione Centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica) prot. 5643 del 31 marzo 2010 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha emanato una linea guida sulle facciate degli edifici civili, poi aggiornata mediante la nota DCPREV prot. 5043 del 15 aprile 2013.

La linea guida italiana si applica a varie tipologie di facciate, nel caso della Grenfell Tower la fattispecie è “facciata a doppia parete con intercapedine ventilata non ispezionabile”, e la linea guida si applica quando l’intercapedine ventilata ha larghezza fra 3 e 60 cm: nel caso della Grenfell Tower la larghezza era 5 cm.

La Linea guida italiana richiede interruzioni fatte con materiali non combustibili in corrispondenza di ogni solaio ed in corrispondenza di ogni finestra o porta-finestra. Non sono richieste queste interruzioni se l’isolante è classificato almeno B-s3,d0, oppure se la parete interna dell’edificio è almeno EI30. Ora, l’isolante della Grenfell Tower aveva un comportamento al fuoco sicuramente molto peggiore di B-s3,d0, ma in compenso avere una parete interna EI30 non è poi così difficile. Basti dire che è EI30 un muro fatto in blocchi di pietra spessi almeno 15 cm, oppure fatto di laterizio pieno da 10 cm, oppure fatto di laterizi forato da 12 cm. Insomma, tipologie molto frequenti in Italia.

Resta quindi il sospetto che tipologie costruttive uguali o quantomeno simili a quelle utilizzate nella Grenfell Tower siano tutt’altro che impossibili da trovare in Italia.

Ma non basta.

Notiamo per prima cosa che non si tratta di legge, ma di una linea guida, quindi una regola con una cogenza normativa molto labile. Che si tratti di un documento ad applicazione volontaria lo stabilisce esplicitamente la stessa Linea Guida.

In secondo luogo, il suo campo di applicazione è limitato agli edifici civili, quindi per esempio gli edifici industriali ne sono esclusi.

In terzo luogo, ci sono molte tipologie di facciate che non ricadono nel campo di applicazione della Linea Guida[6].

In quarto luogo, si applica (se e quando si applica) solo agli edifici civili con altezza antincendio oltre i 12 m. Sono soggetti al controllo dei VVF gli edifici civili con altezza antincendio superiore a 24 m, quindi esiste tutta una serie di edifici, quelli compresi fra i 12 ed i 24 m, in cui la Linea Guida sarebbe valida, beninteso sempre solo come amichevole consiglio, senza che però nessuno controlli la sua effettiva applicazione.

Infine, pensiamo agli edifici civili con altezza antincendio superiore a 24 m, e quindi soggetti al controllo dei VVF: per questi un funzionario VVF verifica i progetti che gli vengono presentati dai tecnici abilitati. Già, ma quanti sono i progetti VVF presentati in cui il progettista antincendio specifica con precisione i materiali isolanti utilizzati in facciata o sul tetto, e quanti invece i progetti nei quali il progettista non produce dettagli, magari perché non sa quali materiali saranno usati? E poi: quanti sono gli edifici esistenti ai quali si è pensato di aggiungere un rivestimento anni dopo la sua realizzazione, preoccupandosi certo dell’efficienza energetica, ma ignorando che questo intervento è possibile che interessi magari anche al professionista antincendio ed ai Vigili del Fuoco?

 

 

Conclusioni e raccomandazioni

Quando compriamo un oggetto, per esempio un’automobile, di solito tutti noi consideriamo molti aspetti, quali il prezzo, le prestazioni, ecc. Tutti sappiamo bene che esistono automobili più sicure di altre, e la nostra scelta è orientata anche da questo aspetto. Fra l’altro, volendo, esistono molti agevoli metodi per informarsi sulle diverse caratteristiche di un’automobile: riviste specializzate, siti internet, ecc. Quanti di noi si pongono domande in merito alla sicurezza quando valutano l’acquisto di una casa? O quando, per esempio, decidono a quale scuola iscrivere i propri figli?

Ottenere informazioni attendibili e non interessate sulla sicurezza antincendio di un edificio è molto più difficile che ottenere informazioni sulla sicurezza di un’automobile. Non basta comprare una rivista con pochi euro, occorre rivolgersi ad un esperto di prevenzione incendi, molto più costoso di una rivista e la cui competenza è peraltro difficile da valutare. Il sospetto è che solo un’autorità pubblica ed indipendente, come per esempio un organo dello Stato, possa essere individuata come quella in grado di fornire queste informazioni.

Potrebbe svolgere questo compito il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che già in parte lo svolge; ma intanto questo compito viene svolto solo per alcune attività, cioè quelle individuate all’Allegato I del DPR 1 agosto 2011 n° 151, e non su tutti gli edifici, tantomeno su tutti gli edifici di civile abitazione; ed inoltre non sempre le normative attualmente vigenti forniscono ai VVF tutti gli strumenti necessari ad intervenire con efficacia su questo problema.

Dopo l’incendio alla Grenfell Tower si sono sentiti in Italia commenti sconsiderati, in cui taluni si proclamavano sicuri che in Italia certe cose non possono succedere. Ci sia consentito nutrire molti dubbi in proposito. Certo, se un progettista attento e preparato avesse progettato in Italia un intervento come quello della Grenfell Tower, se avesse applicato la Linea Guida del 2013, se avesse chiaramente indicato questo aspetto nella relazione tecnica del progetto di prevenzione incendi, e quindi se un funzionario dei VVF avesse avuto la possibilità di verificare la corretta applicazione della Linea Guida, necessariamente le soluzioni adottate sarebbero state diverse da quanto realizzato in Gran Bretagna.  Ma siamo proprio sicuri che tutti questi “se” siano sempre accuratamente valutati e, nel caso, correttamente applicati?

In ogni caso deve essere molto ben chiaro che esiste una immediata necessità di valutare, molto più accuratamente di quanto avvenga oggi, tutti i materiali utilizzati per la realizzazione di edifici paragonabili alla Grenfell Tower, e questo non solo nel Regno Unito ma anche in Italia, in particolare per gli edifici di civile abitazione. Nel caso in cui la valutazione evidenzi situazioni di pericolo, immediate azioni devono essere intraprese dagli Amministratori di condominio o dai titolari delle attività per modificare l’installazione, sostituire i materiali e/o adottare misure di prevenzione e protezione adeguate.

In conclusione, l’impressione è che la normativa in materia di sicurezza antincendio, ma anche l’attenzione dei progettisti e dei costruttori, non si sia adattata con sufficiente velocità al cambiamento nella scelta dei materiali da costruzione che si è vista in questi ultimi anni. Questa lentezza ad adattarsi al cambiamento potrebbe essere in futuro fonte di gravi pericoli.

In attesa che le normative vengano aggiornate e l’attenzione di tutti aumenti, è raccomandabile che ognuno di noi quantomeno si ponga un po’ di domande sulla sicurezza antincendio degli edifici in cui lavora, in cui vive o in cui studia. Senza illudersi che certe cose avvengano solo lontano da noi.



[1] “Protetto” si dice di un locale o vano completamente circondato di muri resistenti al fuoco e dotato esclusivamente di porte resistenti al fuoco. “Filtrato” si dice di un locale o vano completamente circondato di muri resistenti al fuoco ed accessibile mediante un apposito disimpegno, dotato esclusivamente di porte tagliafuoco e (dotato anche) di apposite aperture di ventilazione. Un vano protetto resiste ad un incendio divampato, ma nelle prime fasi potrebbe far trafilare un po’ di fumo; un vano filtrato non fa filtrare neppure i fumi freddi (almeno non dovrebbe farlo), e quindi è da ritenere più “sicuro”.

[2] Un autoprotettore è un dispositivo di protezione individuale che consiste in vari componenti, fra cui maschera facciale e bombola di aria compressa. Simile al dispositivo utilizzato dai sommozzatori, consente di intervenire in locali invasi da fumi tossici ma naturalmente non protegge dal calore e non elimina il problema della scarsa visibilità.

[3] Prima della Class 0 inglese ci sono altre due Classi, Non-Combustible e Limited Combustibility, a grandi linee corrispondenti rispettivamente alle Classi italiane 0 ed 1. Quindi attenzione, Class 0 inglese non corrisponde affatto alla Classe 0 italiana.

[4] La dichiarazione di prestazione, abbreviata in DoP (Declaration of Performance), è il documento obbligatorio che accompagna la marcatura CE dei prodotti da costruzione.

[5]http://www.nfpa.org/news-and-research/publications/nfpa-journal/2008/may-june-2008/features/monte-carlo-hotel-fire

Data: 27/09/2017

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