HomeChi siamoComitato ScientificoPartner e PatrociniContattiNewsVideoIntervisteEventiFeed RSS
facebook.comtwitter.complus.google.compinterest.comyoutube.comlinkedin.comoknotizie.virgilio.it
OrizzontEnergia

Efficienza energetica: Insistere sulla ricerca come driver di sviluppo

Angelo Spena (Professore Ordinario di Fisica Tecnica Ambientale - Università di Roma Tor Vergata) ci parla della necessità di agire sia in Italia che in Europa sulla ricerca industriale quale fondamentale driver di sviluppo, facendo particolare riferimento anche al contesto dell'efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell' impatto ambientale e dei costi associati.
.

 

Per quali motivi oggi un ripensamento delle politiche della formazione e della ricerca è importante?

Tutte le previsioni  più qualificate sulla evoluzione dei nuovi scenari tecnologici nel mondo globalizzato (intelligenza artificiale, robot, IoT, mobilità elettrica, fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell'uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
- il sole
- il vento
- l'acqua
- la geotermia
- le biomasse
tanto per citarne alcune) prefigurano modelli di business a crescente intensità di capitale; e, al di là delle discussioni sull’aspetto quantitativo (ci sarà più o meno lavoro?), per l’aspetto qualitativo preannunciano un upgrade della occupazione verso lavoro sempre più qualificato. Questo è già sufficiente per richiedere una riforma di sistema che tenga conto della complessità e delle implicazioni del problema.

 

Quali sono i punti di forza e di debolezza dell’Italia?

L’Italia è un grande Paese trasformatore e manifatturiero, ricco di ingegno ma spesso incapace di fare sistema. In una società che invecchia e ha sempre più bisogno di assistenza fisica, che trasmigra e ha sempre più bisogno di comprensione empatica, possono aprirsi straordinarie opportunità di valorizzare fattori strutturali del nostro storico tessuto sociale e imprenditoriale. Basti pensare alla meccatronica e alla robotica made in Italy; ai distretti industriali ad alta specializzazione, a volte prospettati come problema, ma finora rivelatisi soluzione. Esigenze sociali, empatia, fattore umano: l’Italia non manca certo di attitudini. I nostri studiosi sono stimati nel mondo per la loro duttilità, per la capacità di coniugare rigore e creatività. Su questi prerequisiti occorrono investimenti in conoscenza, ricerca, cultura, innovazione. Poi però l’Italia, per non disperdere capitale umano altamente qualificato deve contenere entro limiti - pur fisiologici nella casa comune europea – la migrazione dei cervelli, e insieme attrarre una simmetrica immigrazione da altri Paesi, e garantire un rientro a condizioni di pari opportunità ai suoi giovani ricercatori.

 

Come si declina questa problematica sui temi della efficienza energetica?

La strategia della ricerca, quella energetica e – in particolare in Italia – per l’efficienza sono ormai mature per essere driver di innovazione e di sviluppo insieme produttivo, sociale, occupazionale. Ma a condizione di adeguare il paradigma. Mettendo cioè le buone pratiche a sistema. Perché l’efficienza energetica nei Paesi tecnologicamente avanzati che, come il nostro, hanno superato la fase delle migliorie monoculturali, è una questione di complessità.

 

Cosa intende per complessità?

L’efficienza comporta l’uso combinato ottimale di più risorse. Via via che viene migliorata, inevitabilmente implica non solo l’innesto di innovazioni, ma anche l’apertura di nuovi fronti sinergici e interdisciplinari. Per esempio la SEN invoca, rispettivamente, l’innovazione telematica nella domotica per il primo, e per la seconda addirittura - aprendo un orizzonte sociologico da me suggerito fin dal 2012 a conclusione di un progetto europeo dedicato – una rivoluzione comportamentale nei settori civile-trasporti (demand response), ed elettrico (smart metering). Non sempre tuttavia le policies si rivelano all’altezza della situazione. Perché non bastano le analisi. Occorre convergere sulle sintesi. E nelle sintesi occorre trovare punti di equilibrio tra opzioni che, spesso troppo semplicisticamente presentate come parallele, coerenti e non interferenti, possono invece interferire, neutralizzarsi, perfino danneggiarsi l’una con l’altra.

 

Può farci qualche esempio? Partiamo dagli usi civili.

Un primo esempio sono i nuovi edifici a minimo o nullo consumo di energiaenergia
Fisicamente parlando, l'energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L'unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
, generalmente prospettati - anche nella SEN - come opzione appartenente allo stesso ambito in cui si intende promuovere il teleriscaldamentoteleriscaldamento
Sistema che consente di distribuire calore presso le utenze, a partire da una centrale di produzione (per esempio centrale di cogonerazione, termovalorizzatore, ecc...). Il calore viene trasportato sotto forma di acqua calda o vapore all'interno di condotti interrati e può servire per riscaldare gli ambienti oppure per produrre acqua calda sanitaria. Nelle abitazioni servite dal teleriscaldamento la caldaia viene sostituita da uno scambiatore di calore, consentendo una diminuzione delle emissioni e un risparmio di combustibile.
. Eppure gli NZEB sono potenziali killer del teleriscaldamento, i cui costi fissi saranno sempre meno sostenibili per una diminuzione progressiva del raggio d’azione delle reti. In Italia, più che promuovere nuovi impianti di teleriscaldamento (già finora abbastanza problematici rispetto a quelli del centro-nord Europa), andrebbero più realisticamente implementate innovazioni gestionali  e prestazionali che aiutino la sopravvivenza competitiva delle reti esistenti.

teleriscaldamento.jpg

Un altro esempio è il rischio di una riduzione crescente (se non di fatto l’azzeramento, ovviamente all’insaputa degli utenti) dei rinnovi d’aria nei luoghi pubblici, negli ospedali, nel terziario. Non è efficienza energetica, è soltanto risparmio miope, una pericolosa deriva comportamentale dei conduttori di impianti HVAC, un azzardo che indebolisce le difese sociali ed espone cittadini e consumatori di servizi pubblici e privati a rischi epidemiologici che, nel contesto contemporaneo, sono del tutto inaccettabili. Piaccia o non piaccia, i consumi per la salubrità dell’aria non sono comprimibili. E’ una questione di salute pubblica, e di civiltà. Al tendere a zero dei fabbisogni di calore e di freddo degli edifici per dispersioni, i gestori degli impianti faticano ad accettare che i fabbisogni di energia per i trattamenti dell’aria (che sono indipendenti dall’isolamento) siano percentualmente sempre più dominanti.

contabilizzazione calore.jpgUn terzo esempio è quello della contabilizzazione del calore. Se malintesa, può divenire una sfida al ribasso nella qualità della vita negli ambienti domestici, oltretutto sempre più fruiti al crescere della età media e della aspettativa di vita della popolazione. Le ricerche più recenti mostrano in modo preoccupante che circa un terzo degli interventi potrebbe risultare non efficiente in termini di costi, e non proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. Se poi si considera che la perfetta adiabaticità dei confini tra unità abitative è prerequisito irrinunciabile per una non illogica applicazione della contabilizzazione, per gli edifici esistenti questa in molti casi si sta rivelando una velleità il cui principale risultato, più che in una riduzione dei consumi (la quale in ogni caso nulla avrebbe a che vedere con l’efficienza energetica), consiste in una iniqua sperequazione (eufemismo che gli studiosi ormai apertamente definiscono “furti di calore”) nella imputazione delle spese volontarie e soprattutto involontarie. Una sorta di pauperismo energetico per cui riscaldarsi è una colpa, che i colpevoli devono espiare non solo pagando per il calore prelevato per sé (e questo è giusto), ma anche per quello inopponibilmente loro estratto dai vicini. Questa cosa, l’entrare in casa di qualcuno e imporgli una servitù o una soggezione, gli avvocati la chiamano violenza privata.

 

E negli impieghi industriali?

Negli impieghi industriali l’efficienza energetica in Italia negli ultimi tre decenni - a fronte di discutibili e variegati risultati nel resto del mondo - è senz’altro migliorata. Il che dovrebbe suggerire prudenza nell’importare tout-court componenti, pratiche e suggerimenti interessati (magari mascherati da … Direttive) che siano emanazione di politiche industriali altrui. E’ relativamente facile infatti migliorare un sistema poco efficiente: basta attingere alla monocultura tecnica di quel settore. Più problematici sono spesso invece, sempre in termini di approccio monoculturale, gli accanimenti in prossimità della saturazione dei rendimenti. Un caso per tutti: il Regolamento UE n. 548 del 2014 per la progettazione ecocompatibile (in attuazione della Direttiva europea 2009/125/CE) dei trasformatori elettrici di potenzapotenza
Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
impone per le apparecchiature più grandi (fatti salvi casi specifici di esclusione) incrementi di efficienza nel campo 0,9946 - 0,9977 a prescindere dalla intensità d’uso nel tempo. Temo che in un intervallo di marginalità così asintotica un qualsiasi studio di sensitività rischierebbe di mettere a nudo la vulnerabilità del risultato ottenibile.

vetri multipli.jpgUn altro esempio può essere l’impiego indiscriminato di vetri multipli nell’edilizia. In particolare nel terziario e in Italia, accrescendo collateralmente i consumi energetici per illuminazione, esso è suscettibile di vanificare parte del beneficio atteso sotto il profilo termico. Così come più in generale l’isolamento termico eccessivo è suscettibile di ostacolare, nel centro-sud e nelle isole, il naturale raffrescamento notturno degli edifici in estate. Fenomeno poco approfondito, anzi trascurato, dall’industria centroeuropea della componentistica edilizia, concentrata su usi e climi lontani da quelli mediterranei. Che invece noi Italiani dovremmo ben ponderare.

Colgo l’occasione per sottolineare che questo della imposta subalternità dei contesti climatici mediterranei rispetto a quelli centroeuropei è un problema molto serio sul quale non riusciamo ad avere voce nella UE. Basti pensare che le prestazioni delle principali apparecchiature (tra cui chiller e pompe di calore) per impianti HVAC, secondo la nuova normativa comunitaria Eco-design (Regolamenti UE n. 813 del 2013 in vigore dal 2015, e n. 2218 del 2016 in vigore da quest’anno - sempre in attuazione della citata Direttiva europea 2009/125/CE) vanno valutate, anche per l’Italia, alle condizioni climatiche di riferimento di … Strasburgo, dove la temperatura media (media!) di gennaio è di 1°C, e quella di luglio di 19,5°C!

 

Cosa sarebbe necessario per coinvolgere gli utenti?

Nelle economie avanzate, quindi anche in Italia, è ormai irrinunciabile essere consapevoli della complessità, per governarla. In questo cammino, l’Università e gli Enti di ricerca non devono trascurare i loro doveri verso la società civile, la cosiddetta terza missione. Siano più assidui nel divulgare i risultati delle loro ricerche, e più presenti nel collaborare con le Istituzioni nella difficile e responsabile opera di informazione dei cittadini. C’è molto lavoro da fare insieme.

 

Più in generale, quale strategia per la ricerca sarebbe opportuna sul piano interno?

Nella società complessa e globalizzata quattro sono i fattori imprescindibili dello sviluppo economico: industria, ricerca, finanza, politica. Oggi il modello più adatto di ricerca è il Fraunhofer tedesco, coordinato, orientato, sinergico. Nella competizione internazionale sempre più agguerrita, quale lucida strategia per la ricerca (quella non di base ovviamente) può produrre l’Italia, che non sa darsi più ormai da decenni una politica industriale? Il ruolo dello Stato “facilitatore” e “catalizzatore” rimane insostituibile per fare massa critica, e per favorire la scoperta dei nostri vantaggi competitivi. Non è soltanto un problema di spesa. La ricerca italiana è certo sottofinanziata, ma è soprattutto frammentata e povera di incroci a rete delle conoscenze. Senza progettualità, senza la definizione di scenari come si fa a capire dove meglio suggerire di allocare risorse, umane e finanziarie, capaci di dare un ritorno al sistema-Paese? Come si possono concepire strategie di successo in grado di compendiare prospettive evolutive con prospettive rivoluzionarie?

 

E quale strategia sarebbe necessaria sul piano internazionale?

Anzitutto, a livello globale, un sostegno forte, strutturato e sinergico alla esportazione, e più in generale alla “intelligence” economica globale, poiché le nostre imprese spesso sono PMI. L’Ocse stima che ormai da anni la produttività aumenti nelle sole imprese che si posizionano sulla frontiera tecnologica e che hanno carattere multinazionale. Ma soprattutto a livello comunitario, considerato che nonostante le migliori dichiarazioni di principio gli Stati europei scendono in campo in modo anche pesante (l’attualità è ricca di esempi, da STX a Whirlpool), e che i prodotti industriali di avanguardia - soprattutto tedeschi – come ho appena evidenziato sono sistematicamente promossi  – e di fatto imposti – come benchmark in Europa con un pressing continuo negli organismi comunitari di normazione, anche a noi occorre una grande strategia – inevitabilmente selettiva, ma almeno organica e condivisa – per il capitale umano e tangibile del sistema-Paese, che abbia nella presenza assidua, capillare, operosa e competente ai tavoli di lavoro di Bruxelles e Strasburgo il suo sbocco funzionale e il suo presidio politico.

 

Angelo Spena (Professore Ordinario di Fisica Tecnica Ambientale - Università di Roma Tor Vergata)

Data: 24/10/2018

Aggiungi il tuo Commento

Archivio

Ti potrebbe interessare anche...

"Dove inizia l'intelligenza. Saggio sull'evoluzione delle infrastrutture energetiche e degli assetti insediativi""Dove inizia l'intelligenza. Saggio sull'evoluzione delle infrastrutture energetiche e degli assetti insediativi"

"Dove inizia l'intelligenza" è un saggio che affronta il tema dell'evoluzione da un sistema energetico centralizzato, a base di combustibili fossili e gestione passiva, verso un sistema Distribuito, Rinnovabile e...

Scopri tutte le letture consigliate

Efficienza energetica: Le acciaierie tra decarbonizzazione e circolarita' delle materie prime24/10/2018
Efficienza energetica: Le acciaierie tra decarbonizzazione e circolarita' delle materie prime

Luca Sassoli (Energy Director - Acciaierie Bertoli Safau) ci ha aiutato a comprendere come in un settore altamente energivoro come quello delle...

Leggi tutto

Efficienza energetica: Sostenibilita' e riduzione consumi energetici nella produzione di pneumatici24/10/2018
Efficienza energetica: Sostenibilita' e riduzione consumi energetici nella produzione di pneumatici

Abbiamo intervistato Andrea D'Ambrosio (Italy Energy&Utilities Manager - Pirelli) per comprendere l'attenzione che viene rivolta a sostenibilità...

Leggi tuttoArchivio

Efficienza energetica: L'importanza di interpretare big data ed analytics20/06/2018
Efficienza energetica: L'importanza di interpretare big data ed analytics

Uno dei principali elementi su cui si gioca la concorrenza tra aziende è l’innovazione. In termini di efficienza energetica, quali sono le...

Leggi tuttoArchivio

Quanto ne sai su
Come risparmiare in bolletta?
esplora le nostre pagine educational
Energipedia

Sitemap
   
Home | Orizzontenergia in due parole | I nostri convegni | Chi siamo | Note legali | Privacy | Contatti